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Introduzione alla genesi dei conflitti psichici

Trattare dei conflitti psichici equivale a toccare l’essenza dell’umano, poiché si collocano non solo all’origine delle nevrosi ma di ciò che ci fa desiderare, pensare, sentire e agire. Di fronte a un tema che ricopre l’insieme del campo analitico, ho dovuto classificare i miei argomenti. Tralascerò la filogenesi, che sarà il soggetto trattato da V. Caillat 1 , così come non mi soffermerò sui quadri clinici, già perfettamente esplorati dagli Autori classici; la mia attenzione si focalizzerà invece sull’ontogenesi dei conflitti, dato che la mia intenzione è di specificare micropsicoanaliticamente il perché essi appaiano ineluttabili e in che modo si auto-organizzino a partire dalle esperienze copulsionali e dai vissuti utero-infantili. In tal modo, dopo una breve rassegna dei fondamenti freudiani, discuterò il concetto di apparato psichico in relazione al modello energetico della micropsicoanalisi; questo mi condurrà a ridefinire la nozione di conflitto a due livelli – le sedute lunghe suggeriscono infatti di considerare, al di là del conflitto nevrotico propriamente detto, una conflittualità più fondamentale – per finire quindi con un accenno alla formazione del sintomo.

1. Topica classica

Fin da prima del 1900, Freud ha stabilito che l’eziologia delle nevrosi è riconducibile all’opposizione fra i desideri inconsci e le difese erette contro di essi 2 . Mano a mano che si stratificavano le osservazioni, questo dato clinico è stato generalizzato, sino a diventare il paradigma di tutte le manifestazioni psichiche. In effetti, ciò che insegna la teoria delle nevrosi è applicabile a un qualsiasi contenuto manifesto: si tratta di un compromesso tra forze originariamente contraddittorie, quindi in conflitto. Che tale compromesso tenda di più a realizzare il desiderio (formazione sostitutiva) o piuttosto ad opporvisi (formazione reattiva), resta comunque il fatto che esso offre una certa soluzione al conflitto, che, nell’ideale, diventa conforme all’Io e non si manifesta più in quanto tale.
Parallelamente alla generalizzazione del dualismo conflittuale, la ricerca analitica si è approfondita tanto da scoprire che, per quanto lontano si possa cercare, esistono sempre delle forze opposte che si possono ridurre a nuove coppie che, insieme, sovradeterminano un dato sintomo, una data immagine onirica, un sentimento, un discorso.
Tutto questo ha condotto gli psicoanalisti a individuare i fattori costitutivi di innumerevoli organizzazioni conflittuali, di cui elenco i principali tipi: conflitti di sistemi o di istanze (tra la pressione dell’inconscio e una resistenza del preconscio-conscio, tra le capacità dell’Io e le aspirazioni dell’ideale dell’Io, tra un progetto dell’Io e una condanna superegoica…); conflitti nella relazione di oggetto (per esempio tra un oggetto esterno e un oggetto interno, tra gli oggetti parziali e un oggetto totale); conflitti di identificazioni (tra identificazioni paterne e materne, tra identificazioni primarie e secondarie…); conflitti inerenti ai desideri, sia che questi ultimi si oppongano gli uni agli altri, sia che si scontrino contro divieti o siano ostacolati dalle difese (come nell’opposizione tra mete passive e attive, tra i desideri incestuosi e il tabù dell’incesto, tra un moto pulsionale rimosso e le forze di rimozione); infine conflitto pulsionale (per esempio, tra la sessualità e l’autoconservazione, tra pulsione di morte e pulsione di vita).
Inoltre occorre tener presente che è sotto l’impulso di tali conflitti dinamici e nel tentativo di risolverli economicamente che si struttura lo psichismo. Per quel che lo riguarda, l’inconscio memorizza rappresentazionalmente e affettivamente vissuti conflittuali aggressivo-sessuali: durante gli stadi dello sviluppo, le rappresentazioni e gli affetti rimossi si organizzano progressivamente fino a formare strutture complesse da cui scaturiscono i desideri e le difese; a partire dalla grande rimozione di Edipo-castrazione, quindi all’incirca verso il sesto anno, l’inconscio si trova mnesticamente saturo e acquisisce la propria struttura definitiva. A partire da questo momento, ogni contenuto nevrotico (così come ogni sintomo manifesto) non è che un’esteriorizzazione più o meno deformata di una conflittualità inconscia, una ripetizione più o meno elaborata di vissuti primari.
In altri termini, l’adulto esprime continuamente la dinamica desiderio-difesa legata ai vissuti aggressivo-sessuali memorizzati nell’inconscio prima del settimo anno. Questa scoperta capitale, dovuta a Freud, implica che la psicoanalisi ha inflitto all’uomo la sua terza grande umiliazione, dopo l’affermazione copernicana che la terra non è al centro dell’universo e la dimostrazione darwiniana che l’essere umano discende dall’animale. Le conseguenze sono state immense. Nel contesto che qui ci interessa, ne menzionerò soltanto una: nel più profondo di ogni essere umano normale sonnecchiano conflitti nevrotici che, nel migliore del casi, si manifestano con microsintomi.
Per la psicoanalisi contemporanea, la causa ultima di questa disposizione naturale ai conflitti psichici sembra ormai accertata: al di là delle costrizioni della vita sociale, della dipendenza particolarmente lunga del bambino, dei suoi bisogni relazionali e affettivi mai pienamente esauditi, delle difficoltà a sottomettersi alla ferula dell’educazione, dell’immaturità fisiologica del lattante e degli stati di minaccia che egli vive, occorre ricercarla nell’irriducibile opposizione tra Eros e Thanatos. Se l’esperienza micropsicoanalitica non tende a rimettere in questione l’esistenza della pulsione di morte, non è così per la meccanica intima dei conflitti: per gli autori classici essa resta largamente assoggettata al modello freudiano dell’apparato psichico che invece ci pare dovrebbe essere riformulato.
A questo proposito occorre ricordare che l’apparato psichico riposa su un postulato fondamentale che testimonia come Freud, neurologo di formazione, abbia trasferito sul piano psichico alcune delle sue conoscenze biologiche e neurofisiologiche, fatto che tra l’altro ha spinto F.J. Sulloway a qualificarlo come “criptobiologo” 3 . L’apparato psichico concepito da Freud condivide con l’insieme degli esseri viventi la caratteristica di essere eccitabile e di dover mantenere costante il proprio ambiente interno, malgrado un incessante afflusso di eccitazioni.
Dinamicamente ed economicamente, l’apparato psichico funziona come un sistema riflesso che riceve eccitazioni alla sua estremità sensitiva e le scarica alla terminazione motoria 4 . Tale scarica nella motricità tende a ricondurre la tensione psichica al minimo fisiologico; viceversa, il blocco nella scarica crea un aumento di tensione che spiega il conflitto psichico.
Tuttavia, paradossalmente, l’apparato psichico viene mal articolato al corporeo. Dal punto di vista freudiano le pulsioni non fanno parte, in quanto tali, dell’apparato psichico. Esse sono radicate nel biologico e si limitano a trasmettere le eccitazioni allo psichismo, imponendogli un lavoro di metabolizzazione energetica. Malgrado l’inconscio emani dal corporeo per l’intermediazione di rappresentanti pulsionali (le rappresentazioni e gli affetti), queste specie di delegati del soma nella psiche possiedono un’autonomia totale nell’inconscio e sono completamente staccate da ogni substrato corporeo. D’altro canto, l’apparato psichico utilizza la motricità come via di scarica della tensione, senza che tale meccanismo possa essere meglio definito se non attraverso il modello della formazione del sintomo isterico, vale a dire seguendo una rappresentazione simbolica del corpo e quindi secondo una funzione puramente psichica!
Freud era tributario delle condizioni scientifiche tipiche della fine del XIX secolo e al contempo ferocemente deciso ad assicurare l’indipendenza della psicoanalisi. In tale situazione gli era decisamente impossibile concettualizzare in modo più chiaro l’unicità mente-corpo.
Queste carenze del modello freudiano riguardano soprattutto la prima topica 5 , tuttavia la seconda 6 non vi apporta soluzione alcuna. Essa ha l’ndubbio merito d’attenuarne l’aspetto meccanicistico, di collocare al loro posto (nell’Io inconscio) i meccanismi di difesa, di definirne la finalità nella prospettiva della relazione d’oggetto e delle identificazioni… insomma di spiegare i conflitti alla luce di organizzazioni rappresentazionali-affettive strutturatesi nel corso dello sviluppo e di mettere in evidenza i rapporti intrasistemici (quindi all’interno dell’inconscio stesso) tra i vissuti onto-filogenetici, i desideri e le difese. Grazie a tutto questo, fornisce una chiarificazione indispensabile alla clinica e ai comportamenti umani; eccone alcuni esempi: la seconda topica aiuta a visualizzare in che modo l’Io di un’isterica si concili con il Super-io (erede di Edipo) non autorizzando il coito se non a condizione di una totale frigidità e realizzi i desideri legati alle identificazioni falliche determinando un irrigidimento della colonna vertebrale; o in che modo si scateni una depressione in seguito all’abbandono di un partner sosia di uno dei genitori: il polo aggressivo dell’ambivalenza angosciante verso l’oggetto genitoriale è assunto dal Super-io che perseguita l’Io con il proprio investimento di odio; o ancora in qual modo una condotta votata al fallimento consegua alla partenza di un capo-ufficio e alla promozione sociale che essa comporta: l’Io si difende dalla realizzazione dei desideri di uccisione edipici e si proibisce di raggiungere la potenza paterna memorizzata nell’ideale dell’Io.
Così la seconda topica è divenuta indispensabile alla pratica e alla teoria, ma ha allo stesso tempo evidenziato i propri limiti. Fin quando si resta nel quadro metapsicologico freudiano, è difficile articolarla esattamente con la prima topica. Ciò ha condotto numerosi professionisti a non considerare più l’inconscio come un sistema, seguendo del resto un’indicazione di Freud stesso 7 , lasciando così sfumare la separazione radicale tra inconscio e preconscio-conscio, a rischio di perdere il senso primo della rimozione: l’iscrizione definitiva di un contenuto in un sistema mnestico e la sua definitiva sottomissione al processo primario.
Per quanto concerne la dinamica del conflitti la seconda topica rende difficile la visualizzazione del blocco funzionale formato da desiderio e difesa, poiché, sostituendo la nozione di inconscio come sistema con quella di Es, li colloca all’interno di istanze diverse, cosa che invece accentuerebbe il loro antagonismo. Consequenzialmente, diventa arduo fornire un substrato coerente alla pulsione e al desiderio: mentre la dinamica pulsionale si vede relegata sullo sfondo dell’Es, quest’ultimo diventa il luogo dei desideri inconsci che, di colpo, si ritrovano inseriti in un universo caotico 8 . In tal modo si perde di vista l’aspetto altamente organizzato di questi desideri e il loro radicarsi in una struttura talmente stabile da perdurare tutta la vita.
Per quanto riguarda le difese, la seconda topica ingenera talvolta una confusione tra i meccanismi che obbediscono totalmente al processo primario e quelli che dipendono in parte dal processo secondario. Prendiamo ad esempio il diniego di realtà. In quanto difesa precoce in relazione con la castrazione, esso è un meccanismo tipico dell’inconscio, mirante esclusivamente a ristabilire l’equilibrio intrapsichico della tensione in funzione di un vissuto rimosso e interiorizzato (e non di un vissuto sensoriale): tuttavia spesso si ritrova questo termine per designare, in un adulto, la scotomizzazione di una realtà percepita la cui meccanica si svolge in effetti a livello preconscio. A furia di idealizzare l’apparato psichico, non si è preparato il terreno per una “psicoanalisi” che ha abbandonato pulsioni e desideri inconsci a profitto di uno studio quasi esclusivo dell’Io? D’altronde l’ “Ego psychology” che si concentra sui meccanismi adattativi a detrimento dei rapporti con l’aggressività-sessualità rimossa, giunge fino a concepire un “Io autonomo”, libero da ogni conflitto 9 ! Se Lacan10 ha avuto il merito di lanciare l’anatema su tale deriva e ridare tutta la sua forza al desiderio, non ha sfortunatamente potuto, partendo dall’a priori che l’inconscio sia strutturato come un linguaggio, recuperare la dimensione pulsionale e psicobiologica, finendo per rimpiazzare la topica freudiana con le proprie categorie.

2. Topica micropsicoanalitica

A mio avviso, si può ritrovare il funzionamento sistemico che la prima topica prevedeva senza perdere i vantaggi operativi della seconda, integrando queste due topologie a un modello basato su livelli di strutturazione energetica, come è stato ugualmente proposto da P. Codoni 11 . Questa “topica energetica cellulare” sviluppa a livello psicobiologico il modello dell’organizzazione energetica del vuoto presentato da Fanti 12  e si armonizza con due postulati largamente accettati dal pensiero scientifico moderno:
1) lo psichico è indissociabile dal biologico. Non soltanto essi si trovano in interazione permanente, ma funzionano in modo totalmente interdipendente, tanto in senso psicosomatico che somatopsichico;
2) a modo suo, lo psichismo rientra nella logica universale del vivente. Conserva e trasforma energia, immagazzina e tratta informazioni, mantiene e trasmette una differenziazione in rapporto con l’ambiente circostante, è sensibile alle modificazioni di tale ambiente e vi risponde.
Se ne deduce che lo psichico condivide alcuni dei suoi elementi costitutivi con il biologico e, a partire da qui, si postula che questo denominatore comune sia energetico. Dato che tutto ciò che esiste è riconducibile all’energia, una tale affermazione sarebbe un’ovvietà se non conducesse a un modello pertinente e verificabile della struttura psichica: così come la materia è strutturata energeticamente secondo organizzazioni di complessità crescente fino alle molteplici espressioni del vivente (particelle, atomi, molecole, cellule, tessuti, organi), lo psichismo appare strutturato in organizzazioni energetiche sempre più specializzate all’interno del biologico (rappresentazioni e affetti, insiemi di rappresentazioni e affetti, complessi, istanze).
In tal modo si coglie una topica psicobiologica in cui l’inconscio e il preconscio-conscio sono considerati in termini di livelli di strutturazione dell’energia.
L’inconscio si definisce come il livello di strutturazione la cui energetica è caratterizzata dal principio di piacere e dal processo primario. Il preconscio-conscio costituisce un livello di strutturazione più elaborato, la cui energetica risponde al principio di realtà e al processo secondario. Ognuno di questi due livelli si differenzia in organizzazioni energetiche che ricoprono un ruolo specializzato; sono le istanze: Io, Io ideale, ideale dell’Io e Super-io. L’Es da parte sua forma il crogiuolo cellulare in cui, per mobilizzazione co-pulslonale dell’energia, lo psichismo si organizza specificamente e interagisce con i cromosomi, i tessuti e gli organi. A fini di completezza, bisogna aggiungere che ognuno dei principali livelli offre esso stesso diversi gradi di strutturazione che vanno, per l’inconscio, dagli insiemi di rappresentazioni o di affetti fino ai fantasmi e, per il preconscio-conscio, fino ai pensieri e ai sentimenti.
Ora svilupperemo gli aspetti di questo modello, che sono particolarmente importanti per la comprensione intima dei conflitti psichici.

3. Elementi di una metapsicologia dei conflitti

3. 1. La genesi dei conflitti
Nell’ottica di una topica fondata su organizzazioni energetiche progressive, si può ben visualizzare come i conflitti psichici procedano dalle strutture stabilite nel corso dello sviluppo utero-infantile. Tramite l’integrazione di rappresentazioni e di affetti con nuclei che si arricchiscono così sempre più, si creano dei complessi, che poi divengono fonti di conflitti quando si trovano massicciamente investiti. Si vedrà infatti che una certa attivazione o riattivazione nucleare origina un conflitto specifico.

D’altronde, ogni complesso investito influenza la strutturazione di complessi susseguenti e determina, dopo deformazione a livello della prima censura, la forma degli oggetti preconsci-consci. È così in effetti che la verbalizzazione associativa ci offre l’accesso all’inconscio: benché quest’ultimo non conosca ne il linguaggio grammaticale né le parole, non cessa di esprimersi nelle strutture paralinguistiche del preconscio: si recuperano testimonianze di quanto avviene a livello dell’inconscio, nella misura in cui il processo primario infiltra gli strati profondi del preconscio e gli oggetti preconsci-consci (ed esterni) riecheggiano oggetti inconsci.

3.2. Il rapporto tra Es e inconscio
Ridefinendo l’Es come un luogo geometrico in cui l’energia genera una forza pulsionale che agisce di rimbalzo sull’energia, esso diviene “ipso facto” il cragiuolo psicobiologico dei conflitti. Come un pianeta esercita una forza gravitazionale che attira una meteora nel suo campo d’attrazione e provoca una deflagrazione, un’entità rappresentazionale-affettiva in cui dimora una tensione suscita una motricità che comporta la strutturazione/destrutturazione energetica di questa entità o di un’altra. Per esempio, a livello dell’inconscio, un complesso di rappresentazioni-affetti sovrainvestito suscita una spinta (sessuale e/o aggressiva) che, pur provocando una diminuzione dell’investimento, creerà una sovratensione altrove, nel caso in cui si trovi in opposizione con il dinamismo che quest’altro complesso profila.
Con questa concezione dell’Es, si disegna un modello cibernetico d’attivazione/disattivazione dei conflitti, legato alla relazione tra le rappresentazioni-affetti e le co-pulsioni. Si sa infatti che noi consideriamo le rappresentazioni-affetti come un’impronta psichica lasciata da un’attività co-pulsionale, cioè come una modifica strutturale che le co-pulsioni imprimono a una parte puntiforme dello psichismo. Ma le co-pulsioni emergono da strutture che possono essere tanto psichiche che somatiche. In tal modo, le rappresentazioni-affetti sono egualmente fonti di nuove co-pulsioni le cui tracce, per circuiti retroattivi, modificheranno eventualmente alcuni elementi di strutture preesistenti.

3.3. L’inconscio
È il livello essenziale da cui scaturiscono i conflitti psichici, poiché vi si memorizzano esperienze co-pulsionali discordanti e vissuti incompatibili (riprenderò questo concetto) sotto forma di complessi rappresentazionali e affettivi che suscitano i desideri e le difese.
In effetti, l’inconscio si presenta come un sistema di memoria e di trattamento d’informazioni provenienti dal sistema co-pulsionale. Le rappresentazioni-affetti sono le entità-memorie elementari di tale sistema; altrimenti detto, in una concezione energetica, le rappresentazioni-affetti costituiscono in se stesse le nostre tracce mnestiche inconsce e la loro organizzazione complessa struttura i nostri sistemi mnestici di base secondo il principio di piacere e il processo primario.
In che modo è possibile visualizzare tutto ciò? Una rappresentazione o un affetto consiste in una microstruttura iscritta nell’energia psicobiologica da un’esperienza co-pulsionale particolarmente intensa e/o ripetitiva sulla quale è intervenuta la rimozione. Una rappresentazione memorizza la qualità di ciò che è stato sperimentato co-pulsionalmente, per esempio una certa frequenza vocale della madre, una componente gustativa del suo latte, la grana della sua pelle, una certa sensazione a contatto con una materia o l’odore, una pressione esercitata a livello di una delle zone erogene, ecc. L’affetto memorizza l’intensità dell’esperienza.
Durante il lavoro di seduta, occorrono lunghe linee associative per arrivare a queste componenti elementari, dato che si è prodotta un’importante elaborazione inconscia tra le unità elementari di memoria e i sofisticati ricordi espressi nel materiale. L’elaborazione inconscia crea organizzazioni di rappresentazioni-affetti il cui insieme determina la struttura dell’inconscio. Per descriverla, bisogna ricorrere ai meccanismi che noi definiamo elementari (spostamento e condensazione) e a quelli considerati come effettivamente strutturali: la rimozione, la proiezione e l’identificazione.
A seconda degli spostamenti-condensazioni dell’energia libera, alcune rappresentazioni-affetti diventano siti privilegiati di investimento. Dato che lo psichismo umano si caratterizza per la propria capacità di associare, certe rappresentazioni-affetti relativamente simili (che presentano quindi una compatibilità energetica) si interconnettono solidamente quando vengono investite e formano da lì in poi un insieme compatto. Tutto avviene come se, quando certe rappresentazioni-affetti sono sovrainvestite, la formazione di un’organizzazione rappresentazionale-affettiva distribuisse l’eccesso di tensione sull’insieme e soddisfacesse in tal modo il principio di piacere, a prezzo di un relativo blocco energetico nella struttura.
Questo insieme di rappresentazioni-affetti fissati (o originariamente rimossi) forma un nucleo fisso, al quale si agglomerano poco a poco altre rappresentazioni-affetti, conduttrici dell’informazione di ulteriori esperienze copulsionali ma simili alle esperienze originariamente rimosse. La rimozione a posteriori di cui si tratta qui costituisce un complesso di rappresentazioni-affetti solidamente interconnesse: 13 esso memorizza esperienze co-pulsionali analoghe, da cui ricaverà in qualche modo uno schema dinamico tipo (ne vedremo l’importanza in rapporto alla realizzazione dei desideri).
Più esattamente, le strutture inconsce memorizzano pure gli investimenti che hanno guidato la pulsionalità che serve di base al funzionamento dell’apparato percettivo-sensoriale. Ciò significa che nell’inconscio sono rappresentate, in modo totalmente interattivo, per esempio la disposizione di una certa spinta co-pulsionale a generare angoscia e/o colpa, la dinamica oggettuale specifica a procurare piacere o dispiacere, gli scopi che inducono soddisfazione o frustrazione… La memorizzazione strutturale delle esperienze co-pulsionali chiave della vita utero-infantile si traduce con la presenza nell’inconscio di pattern di azione motrice – o schemi dinamici – che determinano i desideri, le difese e i fantasmi.
Così, micropsicoanaliticamente parlando, la rimozione riveste una triplice funzione, corrispondente a tre livelli di azione: suscita la memorizzazione inconscia sotto forma di rappresentazioni-affetti; quindi agisce in quanto meccanismo efficiente dell’inconscio rimodellando questa memoria (ecco perché è interessante considerarla come un meccanismo strutturale); infine può elaborarsi in meccanismo di difesa quando esista una necessità legata alla tensione.
Per quanto concerne la proiezione e l’identificazione, esse si combinano con la rimozione per creare la struttura inconscia e come quest’ultima, possono secondariamente assurgere a difesa. La proiezione espelle co-pulsionalmente la carica di un complesso su di un altro, modellandolo così a propria immagine. Prima di essere un meccanismo di difesa che raggira l’Io trasponendo all’esterno qualcosa che gli è proprio, essa è dunque essenzialmente intrapsichica e strutturale. L’identificazione dipende dal medesimo processo, ma rovesciato: prima di essere riutilizzata difensivamente nella relazione con gli oggetti esterni, è un meccanismo formativo dl strutture psichiche, poiché modella complessi rappresentazionali-affettivi riproducendoli su oggetti co-pulsionali presi dallo stampo dell’incorporazione o dell’introiezione. La congiunzione dei meccanismi elementari (spostamento-condensazione) e strutturali (rimozione-proiezione-identificazione) per formare un complesso che memorizzi in un insieme certe esperienze co-pulsionali analoghe, conduce all’interiorizzazione di un vissuto.
Illustriamo la formazione di un complesso, per esempio, di un nucleo orale, cui si sono aggiunte componenti anali e poi falliche. Tra le numerose determinanti di questo complesso, menzionerò soltanto alcuni elementi eziologici di una sintomatologia abbandonica in un uomo sulla trentina: stati febbrili che sopraggiungono molte volte all’anno e che non trovano alcuna esauriente spiegazione medica; ripetizioni amorose caratterizzate dalla necessità di conquistare una certa donna e, appena consumato il rapporto sessuale, da una terribile delusione che si conclude nel rifiuto della persona sedotta; periodi di spleen, durante i quali conduce una vita reclusa e ascetica sul piano alimentare.
Nello svolgersi del lavoro analitico, queste manifestazioni assumono un senso abbandonico, formando progressivamente una linea associativa, di cui esporrò alcuni momenti chiave. L’analizzato scopre che i suoi spleen, che ha sempre attribuito ai suoi insuccessi sentimentali, sono scatenati dall’ingestione, in circostanze particolari, di alimenti che evocano il latte (per il gusto, l’odore, il colore o la consistenza). Si ricorda in seguito di una malattia infettiva della madre, occorsa quando egli aveva 6-7 mesi e che aveva richiesto una lunga ospedalizzazione, durante la quale era stato messo a balia. Avverte che ha vissuto in quell’occasione una drammatica separazione e rivive sul divano esperienze di rabbia insopportabili, tanto sono cariche di sensi di colpa. A partire da queste esteriorizzazioni affiorano, in più sedute, le rappresentazioni-affetti rimosse che costituiscono le unità-memoria di quel vissuto interiorizzato: la pelle calda e madida della madre, l’intensità del proprio sconforto durante la sua assenza, il colore delle pappette che vede per la prima volta, il dispiacere provato verso questo nuovo modo di nutrizione, sinonimo di rigetto, l’indifferenza dell’estranea che risponde in ritardo ai suoi richiami angosciati…
Si è dunque identificato ai segni della malattia materna (che segnalano al contempo la sua presenza) e ripete nella sua vita amorosa i vissuti di fusione/defusione orale; questa ripetizione è tuttavia influenzata da insiemi di rappresentazioni-affetti strutturati allo stadio anale (in cui l’incorporazione è rovesciata nel contrario, ciò che lo induce a proiettare la cattiva madre su certe rappresentazioni della vita sociale e della nutrizione, poi ad espellerla magicamente tramite il rifiuto di contatti e di una alimentazione normale), poi allo stadio fallico (le donne conquistate hanno alcune delle caratteristiche della madre edipica ed egli ripete con loro, sia nella fase di seduzione che in quella della deluslone/rigetto, il destino dei suoi desideri edipici).
Per ritornare alla teoria dei conflitti, le rappresentazioni-affetti rimosse e i vissuti interiorizzati costituiscono inoltre il veicolo della nostra memoria inconscia. Per spostamento-condensazione-proiezione-identificazione, un insieme di rappresentazioni-affetti (corrispondente a un certo vissuto interiorizzato) trasmette il proprio pacchetto di informazioni a un altro insieme, che diventerà portatore di un nuovo significato e lo trasmetterà a sua volta. Siccome la dinamica inconscia ignora il principio di non-contraddizione, le informazioni scambiate possono urtarsi tra loro esplosivamente e combinarsi in modo discordante. In pratica, questi scambi esplicitano la formazione di serie equazionali di equivalenti psicobiologici e la loro coniugazione conflittuale, che possiamo ritrovare nel corso di ogni analisi. Vedremo, a proposito delle incompatibilità essenziali, perché la trasmissione di informazioni è necessariamente conflittuale, tuttavia desidero sottolineare fin d’ora come la memoria inconscia formi un vero e proprio sistema cibernetico, che si attiva in qualsiasi conflitto nevrotico, ivi compresi quelli che sembrano dipendere unicamente dall’attualità (dalla realtà esterna o da un processo biologico). 14 

In termini più semplici, la clinica ci pone di fronte a un enigma. Da una parte, sappiamo che i complessi rappresentazionali-affettivi che rendono intellegibili i conflitti psichici sono definitivamente strutturati alla fine della prima infanzia, che tutte le produzioni psichiche hanno origine nell’inconscio e sono da esso alimentate in permanenza, in un flusso che va dal latente al manifesto. D’altra parte, l’esperienza insegna che l’adulto, a seconda delle circostanze della vita, presenta delle esacerbazioni o delle remissioni sintomatiche; quindi tutto avviene come se il conflitto nevrotico pulsasse in funzione di modificazioni biologiche e/o ambientali. Il nostro modello energetico permette di concettualizzare una risposta a tale paradosso: la cibernetica co-pulsionale, che pone gli oggetti inconsci in comunicazione con gli oggetti preconsci e le popolazioni neuronali specializzate (sensazioni-percezioni), potrebbe funzionare tramite una messa in risonanza di entità che presentano corrispondenze energetiche (come una vibrazione sonora fa risuonare certi materiali o come gli impulsi elettrici fanno vibrare la membrana di un alto-parlante); normalmente, questa trasmissione per risonanza condurrebbe a un equilibrio globale dei diversi sistemi componenti l’essere umano ma, in certe circostanze, si produrrebbe un’amplificazione difettosa, come un effetto larsen, che potrebbe arrivare fino a far esplodere una struttura (come le trombe di Gerico o il passo cadenzato della truppa su un ponte); sarebbe questo il caso quando un accadimento esterno risuonasse in una certa struttura del preconscio che, a sua volta, fosse attivata dalla trasmissione di un’informazione-choc inconscia; la risonanza tra l’attuale/esterno e un passato in ritorno di rimosso creerebbe allora un’amplificazione a livello preconscio, la cui traduzione consisterebbe in una vampata sintomatica.

3.4. La nozione di incompatibilità
Ad ogni stadio dello sviluppo aggressivo-sessuale, i desideri trovano sul loro cammino incompatibilità dinamiche che danno nuovo impulso alla rimozione e alle successive difese. Siccome questo concetto si rivela molto importante nella comprensione del conflitto, val la pena darne alcuni esempi. Allo stadio iniziatico-orale, i desideri fusionali incontrano i vissuti di rifiuto materno, conseguenti alla divorazione cannibalica; analogamente, il vissuto di onnipotenza narcisistica urta contro quello di esplosione defusionale. Allo stadio anale, il trattenere possessivo è incompatibile con il regalo amoroso, che a sua volta urta contro la perdita castratrice; l’erotismo tattile mobilizza l’inconciliabile carica aggressiva del toccare, così come i desideri di impossessamento sado-masochistici urtano contro l’educazione sfinterica e suscitano un’angoscia di separazione inaccettabile. Allo stadio fallico, è la presenza/assenza del pene a porre un problema insolubile; inoltre, i desideri di penetrazione e di procreazione sono incompatibili con il tabù dell’incesto e di uccisione, così come con la realtà.
Insomma, per quanto profondo si scavi, si constata l’esistenza di incompatibilità irriducibili; ci si trova di fronte a un dualismo che si sovradetermina sempre più senza dissolversi. Queste incompatibilità corroborano l’intuizione freudiana che la vita psichica è conflittuale per natura. Siccome si ripercuotono di livello in livello, esse sembrano provenire da un’incompatibilità intrinseca all’essere animato. Micropsicoanaliticamente, questo corrisponderebbe a una non-sinergia essenziale tra le pulsioni di morte e di vita; questa non-sinergia creerebbe una tensione necessariamente disequilibrante nell’energetica delle entità e sarebbe spiegata dalla nozione di incompatibilità energia-vuoto. 15 

4. Definizione dei conflitti

Ora che sono posti i principali punti metapsicologici che permettono di descrivere la natura intima dei conflitti, eccone una definizione generale: un conflitto psichico è la traduzione di incompatibilità inconsce che il desiderio incontra sulla via della propria realizzazione e che vengono memorizzate in complessi di rappresentazioni-affetti e successivamente attivate secondo un modulo cibernetico dalla dinamica co-pulsionale.
Si tratta ora di sviluppare queste generalità per applicarle ai diversi tipi di conflitti e alle loro particolarità. A questo scopo, distinguerò due livelli di conflittualità, il primo mi sembra costitutivo dell’essere, il secondo corrisponderebbe alla strutturazione prettamente difensiva del livello precedente.

4. 1. I conflitti costitutivi
Desidero tentare la costruzione di un modello che descriva ciò che avviene durante la realizzazione dei primi desideri che emergono durante lo sviluppo utero-infantile. Innanzitutto preciserò che questi desideri sono primari, in quanto precedono i desideri specifici e ne formano il prototipo; tuttavia essi non scaturiscono una volta per tutte all’inizio dell’esistenza: si costituiscono durante tutto lo sviluppo utero-infantile.
Quando un complesso viene attivato dalla dinamica inconscia (ossia quando le rappresentazioni che lo compongono sono massicciamente investite) diventa la sede di una sovraccarica di tensione, che, per assolvere al principio di piacere, deve abbassarsi mobilizzando alcune co-pulsioni appropriate. Dato che la dinamica è dipendente da una struttura, le co-pulsioni mobilizzate conservano una libertà di azione limitata: le loro caratteristiche sono assoggettate agli schemi dinamici memorizzati strutturalmente. Ora, tutto ciò costituisce precisamente il desiderio. Un desiderio inconscio corrisponde a uno schema dinamico che specifica la modalità di abbassamento della carica tensionale di un insieme di rappresentazioni-affetti attivato. E la realizzazione del desiderio si compie per attivazione motoria delle co-pulsioni. Evidentemente, questa motricità deve essere intesa nel senso analitico di movimento di investimento e implica tanto una realizzazione psichica e onirica quanto una realizzazione agita: d’altronde, si sa che la realizzazione psichica è primaria, l’agire non ne è che il prolungamento.
Se la nostra psicobiologia non funzionasse in modo cibernetico e se l’inconscio non memorizzasse incompatibilità essenziali, il ciclo desiderio/azione specifica/realizzazione del desiderio non porrebbe alcun problema – ma l’essere umano sarebbe completamente diverso da quel che è! – In effetti, sembra invece che l’accensione di uno schema co-pulsionale per realizzare un desiderio si ripercuota “ipso facto” su schemi incompatibili con il primo e li attivi energeticamente. Visto che l’inconscio funziona secondo la legge del tutto-o-niente, l’alternativa è semplice: a) l’azione specifica si scontra direttamente con un’incompatibilità e la realizzazione del desiderio risulta intralciata; si ha quindi un’esperienza di frustrazione che lascia sussistere un eccesso di tensione; b) l’azione specifica non s’imbatte in alcun ostacolo diretto, ma attiva un’incompatibilità memorizzata in un’altra struttura; l’esperienza di realizzazione abbassa la tensione in un punto mentre la innalza altrove, suscitando una distorsione di tensione. In entrambi i casi comunque vi è un conflitto di incompatibilità che verrà memorizzato.
Così, il conflitto costitutivo consiste nella costrizione esercitata da una incompatibilità essenziale sulla realizzazione di un desiderio primario; la stessa incompatibilità ne promuove un’elaborazione attraverso i meccanismi elementari e strutturali dell’inconscio.
In effetti, la reazione vitale a questo conflitto di incompatibilità è ancora la rimozione. Con questa operazione, desiderio e incompatibilità si agglutinano definitivamente e saranno elaborati insieme secondo il processo primario; ciò conduce a un rimaneggiamento del loro schema co-pulsionale. Si hanno dunque a questo livello le prime diversificazioni di destino co-pulsionale, in particolare la sostituzione di uno scopo attivo con uno scopo passivo, uno spostamento di fonte, la scelta di un nuovo oggetto-scopo…
Il termine di difesa, in senso classico, sembra inappropriato per connotare tale fenomeno; si tratta piuttosto di una strutturazione fisiologica del desiderio e dell’incompatibilità in un nucleo che memorizza una nuova azione specifica, atta al ritrovamento o al mantenimento di una relativa omeostasi della tensione. In altri termini, tramite modificazione del suo schema dinamico, il desiderio primario si trasforma in desiderio specifico, cioè in un desiderio che possiede un dinamismo strettamente determinato dalle particolarità erogene, aggressive e oggettuali dello stadio in cui si costituisce.
Invece di considerare il conflitto costitutivo come nevrotico – e di avvicinarmi alle concezioni di Bergler  – direi che esso definisce l’essenza umana dell’uomo in quanto essere incompleto e, più prosaicamente, che getta le basi dell’Io inconscio. Durante lo sviluppo, esperienze di realizzazione si aggiungono le une alle altre, costituendo nuovi vissuti e integrandosi al nucleo di altre rappresentazioni-affetti. In funzione delle incompatibilità in cui tali vissuti sono imprigionati, le esperienze di realizzazione e di frustrazione si urtano tra loro, conducendo a un aumento pericoloso del livello di angoscia. Da questo momento, oltre ai meccanismi strutturali, la dinamica inconscia istituirà i meccanismi di difesa. Eretti per attenuare le conseguenze di incompatibilità essenziali, questi avranno come effetto di creare un vero e proprio conflitto nevrotico!
Prima di affrontare le nevrosi, desidero tuttavia precisare che a mio giudizio questi concetti metapsicologici non presentano solo un interesse teorico. Al contrario, oltre a spiegare assai bene la realtà, permetteranno di descrivere meglio l’intima meccanica di numerosi processi, determinanti per la vita psichica dell’adulto; riconducendo a questa strutturazione di base certi dinamismi che si attribuiscono, talora per facilità, al terreno o alla filogenesi, si potrebbe meglio misurare la parte che vi riveste l’ontogenesi. Per esempio, un’analisi approfondita del famoso “masochismo femminlle conduce spesso a vissuti interiorizzati a partire dalla sinapsi madre-figlia che hanno strutturato molto precocemente scopi passivi alle co-pulsioni aggressive e sessuali; analogamente si possono riferire a un conflitto costitutivo talune somatizzazioni asmatiformi o eczematose, che nascono, al di là dell’atopia  spesso invocata, da una tendenza alla chiusura sfinterica strutturatasi prima del conflitto anale specifico; lo stesso avviene per la pregnanza di Edipo negativo nell’omosessualità.
D’altra parte, se mi si permette l’espressione, questi concetti contribuiranno a “depatologizzare” la comprensione dei conflitti fondamentali, poiché questi processi appaiono altrettanto fisiologici quanto la formazione di anticorpi di fronte agli antigeni. Saperlo, potrebbe aiutare i terapeuti a intervenire in modo adeguato – senza cioè rischiare di ledere una struttura vitale nella speranza di spezzare una difesa – e contribuire al fatto che gli analisti in formazione possano individuare alcuni punti precisi dil riferimento nel procedere di un’analisi: effettivamente, se non è raro che il lavoro permetta di individuare rapidamente certi dinamismi 18, si tratta di non interpretarli prima che il conflitto nevrotico sia ben analizzato.
Arriviamo ora al livello successivo, ove si forma la nevrosi propriamente detta e la cui comprensione rappresenta, in pratica, l’essenziale del lavoro analitico. Questo livello conflittuale è quello dei desideri specifici, contrastati da difese specifiche.

4.2. 1 conflitti nevrotici
Iniziamo dalla costituzione dei desideri specifici. Ciò che è memorizzato al livello costitutivo è continuamente attivato/disattivato dal lavoro del sogno e da ciò che il bambino vive. Lo si è visto, la realizzazione conflittuale dei desideri primari a causa delle incompatibilità lascia che si sviluppi una sovraccarica di tensione che, per risolversi, dà impulso a una elaborazione inconscia. Ciò implica l’attivazione di co-pulsioni specifiche di ogni stadio dello sviluppo, in particolar modo per quello che riguarda le zone erogene e la relazione d’oggetto. Questo condiziona esperienze co-pulsionali e vissuti che, a causa della loro intensità e/o del loro carattere ripetitivo, saranno a loro volta oggetto di rimozione e di interiorizzazione. Così, all’interno dell’inconscio si trovano memorizzate fonti, oggetti, scopi e destini co-pulsionali che imprimono ai desideri una specificità dinamica estremamente precisa: l’abbassamento della tensione non potrà realizzarsi se non utilizzando uno schema ripetitivo, in particolare basato su determinati equivalenti psicobiologici che hanno acquisito un senso particolare (legato ad azioni specifiche) e sulle circostanze di soddisfazione o frustrazione. La specificità di tali desideri è dunque non solo aggressiva e sessuale, ma riguarda anche la fonte e l’oggetto-scopo.
Dal punto di vista topico, i desideri specifici devono evidentemente essere situati nell’inconscio, ma alcuni possono elaborarsi fino a raggiungere una zona di transizione tra l’inconscio e il preconscio e, dopo una deformazione più o meno importante, passare negli strati più profondi del preconscio; in termini di istanze, si trovano nell’Io.
Si tratta quindi, per l’Io, di poter realizzare i desideri di cui è depositario; ma deve tener conto delle incompatibilità ineluttabili che rendono conflittuale quella realizzazione e persino il desiderio stesso, dato che contiene lo schema della propria realizzazione. L’Io inconscio applica dunque una complessa strategia (che potrebbe essere l’unica possibile in quel certo momento evolutivo): iperspecializza taluni degli insiemi di rappresentazioni-affetti in modo che ne emergano dinamismi che possano incidere sul desiderio e renderlo compatibile, secondo le regole del processo primario, con l’omeostasi globale del sistema; questi sono i meccanismi di difesa. Sono specifici, poiché anch’essi legati a strutture e relazioni d’oggetto caratteristiche di uno stadio di sviluppo.
Nella sua azione, la difesa è sicuramente dinamica ma, dal punto di vista micropsicoanalitico, ha una base strutturale: si fonda su una strutturazione energetica che, assumendo a suo carico meccanismi elementari ed efficienti dell’inconscio, determina il rimodellamento di certi schemi co-pulsionali. Così, sembra chiaro che i meccanismi di difesa posseggono lo stesso substrato economico-dinamico dei desideri. Non è certo una coincidenza se questo modello, che tende a unificare le forze, va nello stesso senso delle scienze esatte attuali. Comunque, spiega in maniera soddisfacente perché, da un lato, i meccanismi difensivi risolvano parzialmente una incompatibilità essenziale e offrano una soluzione relativa di scarica tensionale, anche se al prezzo di pesanti sintomi; d’altro canto, spiega perché il nostro lavoro miri prima di tutto ai desideri e non alle difese in quanto tali: essendo funzione del desiderio, la difesa tende automaticamente a ristrutturarsi quando la dinamica associativa mette in luce quella di un desiderio specifico.
A questo punto, disponiamo di tutti gli ingredienti per definire il conflitto nevrotico. Il conflitto nevrotico consiste nella costrizione, legata a una incompatibilità particolare di uno stadio dello sviluppo, esercitata da un meccanismo di difesa sulla realizzazione di un desiderio specifico.
Sappiamo che tali conflitti inconsci costituiscono l’eziologia delle nevrosi. Dato che ho scelto di non trattarne in dettaglio la clinica, mi limito a presentarne qualche illustrazione semplificata al massimo nel quadro sinottico che segue. Richiamando le incompatibilità esposte in precedenza, esso mette in parallelo certi desideri specifici, le difese che suscitano e le potenziali conseguenze cliniche (v. tabelle).

Stadio orale

Desideri

Oggetti
Incompatibilità
Difese
Clinica
Fondersi
Seno e suoi equivalenti
Rigetto
Diniego
Psicosi
Divorare
Abbandono
Scissione
Patologie narcisistiche
Cannibalizzare
Componenti del figlio e della madre
Esplosione
Idealizzazione
Agglutinare
Annichilimento
Feticismo

Stadio anale

Desideri

Oggetti
Incompatibilità
Difese
Clinica
Trattenere
Feci ed equivalenti
Tabù del vuoto e del toccare
Isolamento
Nevrosi ossessiva
Evacuare
Annullamento
Sottomettere
Sfinteri
Distruzione
Formazione reattiva
Sadismo
Controllare
Madre
Perdita d’oggetto
Masochismo
Dominare
Forzare
Realtà

Stadio fallico

Desideri

Oggetti
Incompatibilità
Difese
Clinica
Incesto
Pene ed equivalenti
Tabù (incesto e uccisione)
Rimozione
Isteria di conversione o fobica
Penetrare
Proiezione
Procreare
Madre
Castrazione
Identificazione
Uccidere
Padre
Realtà
Idealizzazione
Eliminare

Prima di passare alla formazione del sintomo, e per introdurla, vorrei riassumere con un esempio i due livelli di conflittualità inconscia. Una giovane donna, che chiamerò Carola, fa una richiesta di analisi portando durante il colloquio preliminare un insieme di difficoltà relazionali, di cui le più acute si situano all’interno della coppia; le riconduce al carattere del marito, descritto come un uomo maschilista, poco sensibile ed egoista; dice che la vita coniugale era stata meno problematica finché lei faceva innumerevoli concessioni, ma da qualche mese si sente talmente sminuita da “non poter più sottostare al suo carattere dispotico”; attualmente i conflitti sono tanto violenti da dover considerare una separazione; questa eventualità però la spaventa ed è all’origine della sua richiesta d’analisi.
Carola attribuisce al congiunto l’intera responsabilità del disaccordo e sottolinea che la sessualità non c’entra per nulla: fa un vago accenno a un vaginismo, che minimizza precisando che suo marito e lei “sono poco inclini a quelle cose”. Si dilunga al contrario sulla propria vita professionale e in particolar modo, su un conflitto con il suo direttore, che le rimprovera, a torto, di prendere iniziative sconsiderate; per ribadire le proprie capacità, insiste sul fatto che lei ottiene risultati migliori degli altri agenti di commercio.
Durante le prime sedute, i ricordi di infanzia si presentano con difficoltà, si lamenta di non aver praticamente conosciuto il padre: rappresentante per un paese lontano di un’importante industria, è morto all’estero quando lei aveva cinque anni; parla poco di sua madre, se non per dire che la sua vita di vedova ossessionata dalla pulizia della casa e dalla gestione della rendita ha sempre costituito un modello da non seguire. Tuttavia, poco a poco, affiora un materiale chiaramente edipico; in particolare, durante lo studio delle fotografie, prende coscienza del fatto che suo marito e l’uomo con cui ha in precedenza convissuto hanno straordinarie somiglianze con il padre. Elaborando un sogno di treni, si ricorda che, alla fine dell’infanzia, era terrorizzata dalle locomotive a vapore; grazie all’elettrificazione della rete ferroviaria, questa fobia non si era più manifestata e l’aveva dimenticata ma, durante una seduta, la associa con un malessere accompagnato da vomito sopraggiunto due o tre anni prima, in occasione di una scampagnata in cui precisamente aveva visto un treno a vapore.
Questo materiale sarà ripreso parecchie volte. Dopo che Carola ha disegnato le piantine delle abitazioni in cui ha vissuto, l’elaborazione prende una svolta nuova: ne scaturisce un rivissuto di scena primaria che offre (fra l’altro) la chiave della sintomatologia istero-fobica.
Eccone la ricostruzione. In un primo tempo, la piccola Carola si è massicciamente identificata alla madre penetrata/aggredita, realizzando così un desiderio primario di fusione incestuosa che ha fatto co-pulsionalmente emergere il fantasma della figura parentale combinata; ma il piacere provato era incompatibile con un vissuto di effrazione/lacerazione per mezzo del pene; questo vissuto mortifero ha quindi fatto insorgere un’intensa angoscia di separazione. In concomitanza alla rimozione e all’interiorizzazione di questi vissuti conflittuali, si è prodotto un rovesciamento nel contrario: il desiderio primario a scopo passivo si è trasformato in desiderio di penetrare, correlativamente una identificazione con l’aggressore. Ciò che si è prodotto a questo livello ha in particolare fatto di Carola una donna professionalmente dinamica, che ha inconsciamente scelto un’attività simile a quella del padre e che svolge in modo molto aggressivo.
Al livello successivo, la realizzazione dei desideri fallici ha inciampato nel complesso di castrazione, i divieti superegoici e la reale perdita del padre hanno condotto a esperienze di frustrazione e a una complessa organizzazione difensiva nevrotica; per esempio, la rimozione è stata potenziata difensivamente, fino a mobilizzare co-pulsionalmente la meccanica sfinterica (vomiti, vaginismo, rifiuto dei rapporti sessuali…); la proiezione è diventata una difesa efficace (il fallo pericoloso è proiettato sulle locomotive a vapore, Carola proietta sul marito e sul direttore l’aggressività legata all’immagine paterna e provoca inconsciamente le dispute coniugali e i conflitti professionali…); lo stesso avviene per l’identificazione (Carola si è identificata negativamente con la madre e fallicamente con l’attività del padre; ha introiettato l’odio che gli ha attribuito quando lui l’ha privata della propria presenza oggettuale morendo…).
Segnaliamo ancora – dato che ciò illustra egualmente i due livelli – che nel corso della sua analisi Carola ha scoperto il piacere genitale, ma in un’unica posizione, cioè a cavalcioni sull’uomo steso sulla schiena, e ha conservato tutto il proprio dinamismo commerciale.

5. La formazione del sintomo

Essa è funzione dell’intensità del conflitto: desideri specifici/difese specifiche. Più precisamente, l’intensità dei desideri inconsci condiziona l’intensità della rimozione e dell’interiorizzazione dei vissuti utero-infantili; quando i desideri rimossi sono particolarmente intensi, mobilizzano un dinamismo difensivo di pari proporzione e questo fin nel preconscio-conscio che ratifica le incompatibilità primarie e l’organizzazione difensiva. I derivati dell’inconscio allertano per risonanza la memoria preconscia che risponde con un irrigidimento ai segnali di angoscia e di colpa da essa stessa emessi. Il preconscio diventa meno permissivo verso i derivati dell’inconscio e non autorizza le co-pulsioni a perseguire la realizzazione inconscia dei desideri secondo il processo secondario e utilizzando la realtà esterna. In termini di sinapsi, questo corrisponderebbe a una disfunzione o a un blocco nelle trasmissioni sinaptiche tra l’inconscio e il preconscio, poi tra quest’ultimo e il conscio o il corporeo. Per circuiti retroattivi, tali disfunzioni possono generare una tensione intollerabile nel rimosso, che ritorna massicciamente sotto forma di derivato secondariamente poco elaborato, cioè sotto forma di ripetizione e/o di sintomo.
Nella genesi delle ripetizioni e della formazione dei sintomi, bisogna quindi attribuire un ruolo importante alla sinapsi inconscio-preconscio e agli strati profondi del preconscio. Da una parte si operano a tale livello scelte d’oggetto, di scopi e destini co-pulsionali che sono determinanti nella vita quotidiana. D’altra parte vi intervengono interazioni decisive con le strutture neuro-fisiologiche e con la realtà esterna. Così, ritroviamo un funzionamento cibernetico a livello preconscio. La cibernetica preconscia, che mette in relazione interattiva lo psichico, il corporeo e il mondo ambiente, appare addirittura come l’effettore psicobiologico dell’inconscio. Questa nozione spiega, per esempio, per quale motivo un conflitto dell’Io si esasperi, in occasione della perdita di un oggetto esterno o nei casi in cui sia confrontato con un oggetto che urta contro i desideri rimossi; inoltre, come questo conflitto possa al contrario attenuarsi quando la realtà offre oggetti adeguati o soddisfa scopi sublimati. Sicuramente questa nozione contribuisce a inquadrare il livello d’impatto di un’analisi.
Si capisce certamente meglio ora come, tramite il modello qui presentato, si renda obsoleto quello dell’arco riflesso. In effetti, la sovratensione destrutturante/ristrutturante legata ai conflitti inconsci può trovare una convincente spiegazione nelle incompatibilità, che sono contraddizioni informative, e nella cibernetica delle co-pulsioni, che abbassa la tensione in un punto per innalzarla al contempo in un altro. Questo modello è tanto più soddisfacente in quanto, invece di escludere l’influenza di stimoli esogeni, li integra perfettamente al livello preconscio.
A questo proposito, per concludere, vorrei ritornare sulle riattualizzazioni di conflitti utero-infantili che si associano a certe trasformazioni biologiche (adolescenza, climaterio, incidenti, malattie,..) o cambiamenti esterni (nascite, lutti, emigrazione, disoccupazione…). Che cosa avviene dei nuclei conflittuali inconsci? Sembrano riattivarsi quando la cibernetica co-pulsionale perturba trasmissioni sinaptiche sull’interfaccia inconscio-preconscio o negli strati profondi del preconscio. Bisogna però chiedersi se questa riattivazione sia una realtà o una specie d’illusione ottica. L’inconscio non conosce né gli oggetti esterni né le circostanze attuali. Vive nelle tracce della sua memoria strutturale e dinamica, limitate ai vissuti utero-infantili e filogenetici. E ci fa vivere di ripetizioni endogene i cui schemi sono programmati a partire dalla rimozione di Edipo-castrazione. L’esperienza tende comunque a mostrare come solo il lavoro del sogno, selezionando e attivando/disattivando i vissuti e i desideri inconsci, possa veramente innescare/disinnescare la conflittualtà profonda.
Tuttavia, l’inconscio infiltra il preconscio dei propri vissuti interiorizzati e dei propri desideri rimossi che si impongono d’allora in poi all’Io come una bruciante attualità. Se l’Io percepisce la propria integrità minacciata da questa irruzione, resta tuttavia incapace di impedire il ritorno del rimosso la cui fonte resta al di fuori del suo campo d’azione; non può che mobilizzare il sistema pulsionale per ripararsi dietro i suoi muri. Da questo momento, le lontane incompatibilità utero-infantili e filogenetiche si gonfiano e si deformano mostruosamente per proiettarsi sulla scena attuale e generare i conflitti individuali e sociali dell’adulto. In questo implacabile determinismo inconscio, la micropsicoanalisi lascia tuttavia un posto anche al caso. E non è forse per caso che, talvolta, alcuni attrattori estranei fanno ribaltare il destino di un’esistenza?

© Daniel Lysek

Note:

1 Cfr. V. Caillat, “L’incidence de la phylogenèse sur l’ontogenèse, in Micropsychanalyse, Symposium de Neuchâtel, Borla, Roma, 1994.
2 S. Freud, “Le neuropsicosi da difesa”, in O.S.F., vol. II, Boringhieri, Torino, 1972; S. Freud (in coll. con J. Breuer), “Studi sull’Isteria”, in O.S.F., vol. I, Boringhieri, Torino, 1970.
3 F.H. Sulloway, Freud, Biologist of the Mind, Basic Books. 
4   “… L’apparato psichico deve essere costruito come un apparato riflesso. Il processo del riflesso resta il modello di ogni produzione psichica…”: S.Freud, “L’interpretazione dei sogni”, in O.S.F., vol.III, Boringhieri, Torino, 1971. Notiamo anche che questo concetto viene ribadito, sotto forme diverse, sino alla fine della sua opera (cfr. Compendio di psicoanalisi del 1938).
5 “Prima topica: nel 1900, Freud definisce un apparato psichico suddiviso in inconscio – prima censura – preconscio – seconda censura – conscio”. Definizione tratta da: S. Fanti (in coll. con P. Codoni e D. Lysek), Dizionario pratico della psicoanalisi e della micropsicoanalisi, Borla, Roma, 1984, p. 138.
6 “Seconda topica: nel 1923 Freud corregge la prima topica e la ridefinisce in tre istanze: l’Es, l’Io e il Super-io”, ibidem.
7 “Non utilizzeremo più il termine di inconscio nel senso sistematico e attribuiremo a ciò che era così designato un nome più appropriato (…); lo chiameremo Es”: S. Freud, “Nuove conferenze sulla psicoanalisi”, in O.S.F., vol. XI, Boringhieri, Torino, 1982.
8 Ibidem.
9 H. Hartman, Ego Psychology and the problem of Adaptation, International University Press. 
10 J. L.acan, “La chose freudienne”, in Ecrits I, Ponts/Seuil, Paris.
11 P. Codoni, “Le rêve”, in Micropsychanalyse Symposium de Neuchâtel, Borla, Roma, 1994.
12 S. Fanti, La Mlcmpsicoanalisi, Borla, Roma, 1983.
13 Per una teoria più completa che si estende dai nuclei fissi agli oggetti e ai desideri, cfr. P. Codoni, op. cit
14 La cibernetica mnestica ricalca puntualmente la cibernetica co-pulsionale, in quanto le co-pulsioni dipendono da strutture e sono il dinamismo di trasmissione delle informazioni immagazzinate.
15 Per approfondimento cfr. D. Lysek, “Dalla sovradeterminazione all’incompatibilità energia-vuoto”, in Micropsychanalyse, Atti del Simposio di Cannes, Borla, Roma, 1993. 
16 E. Bergler, La néurose de base, Payot, Paris. 
17 L’atopia, termine medico, definisce la tendenza che alcuni soggetti presentano nello sviluppare manifestazioni cliniche quando vengono a contatto con sostanze allergiche banali, abitualmente non patogene.
18 L’inconscio non dimentica e quindi i desideri primari sussistono all’interno della struttura specifica che li riveste e il loro dinamismo co-pulsionale può esprimersi ad ogni momento.