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L’interpretazione del sogno

Definizione del sogno 

Durante il sonno, e in modo particolare durante il sonno paradossale, l’Es crea nelle nostre cellule cerebrali una situazione energetica critica che accende il processo primario e rende possibile il sogno.
Il primo atto del sogno consiste nell’attivazione di oggetti inconsci che liberano le loro informazioni onto-filogenetiche e svelano i loro messaggi rappresentazionali-affettivi rimossi. In altri termini, vengono liberati dei vissuti interiorizzati che ripetono scenari di vita utero-infantile ed ancestrale, i quali alimentano i fantasmi. Gli oggetti inconsci attivati mobilitano degli insiemi co-pulsionali sessuali e/o aggressivi facendo così rinascere i desideri utero-infantili. La realizzazione di questi desideri si attua precisamente attraverso la disattivazione degli oggetti inconsci, la cui scarica diviene quindi sinonimo di piacere.
Il sogno si definisce dunque al tempo stesso come la realizzazione inconscia di desideri sessuali e aggressivi di origine utero-infantile e come la ripetizione di vissuti interiorizzati sessuali e aggressivi. Realizzazioni di desideri inconsci e ripetizioni di vissuti interiorizzati formano il lavoro del sogno propriamente detto che riattualizza ogni notte intere facce della nostra memoria onto e filogenetica.
L’elaborazione primaria del sogno è opera dei meccanismi efficienti dell’inconscio (sottesi dai meccanismi elementari), che si fanno carico della intera massa informativa onirica e la trattano nel senso di una selezione delle informazioni che alimenteranno il lavoro di deformazione.
Il lavoro di deformazione caratterizza l’ultimo atto del sogno e comprende i seguenti quattro procedimenti plastici: la simbolizzazione, la drammatizzazione, la considerazione della raffigurabilità, la considerazione dell’intelligibilità. Attraverso questi quattro procedimenti di travestimento, le informazioni rappresentazionali e affettive selezionate passano dal processo primario al processo secondario e vengono trasposte negli oggetti preconsci.

La nozione d’interpretazione in micropsicoanalisi

L’interpretazione è un intervento chiave attraverso cui l’analista esplicita, a partire da un contenuto manifesto o alcuni suoi elementi associativi, il contenuto latente, cioè il significato dei conflitti inconsci, dei fantasmi, dei vissuti interiorizzati, dei desideri sessuali e aggressivi di origine utero-infantile e filogenetica.
Questa definizione generale dell’interpretazione si attaglia perfettamente allo studio del sogno e si inscrive, con la tecnica micropsicoanalitica, nell’intervento equazionale progressivo.
Il lavoro del micropsicoanalista è essenzialmente equazionale. Segue la dinamica associativa del materiale dell’analizzato, mette progressivamente in evidenza le equazioni degli equivalenti psicobiologici e individua minuziosamente, in questo sistema equazionale, i termini in interazione ripetitiva. In effetti, sono proprio questi che costituiscono i veri e propri oggetti preconsci, in risonanza costante con gli oggetti inconsci. A partire dagli oggetti preconsci, l’analista può dunque decifrare gli oggetti inconsci, poi, con interventi adeguati progressivi, può catalizzare il passaggio alla coscienza e la presa di coscienza dei vissuti interiorizzati ontogenetici così come dei desideri sessuali e aggressivi specifici della vita utero-infantile sino alle loro radici filogenetiche.
Il livello operativo delle associazioni libere dell’analizzato, come quello degli interventi catalizzatori dell’analista, si situa dunque negli oggetti preconsci. Il lavoro di analisi consiste in realtà nel modificare la conflittualità e le stasi del preconscio nel senso di una distensione e di una permeabilizzazione che conduce in modo fisiologico ad una facilitazione del ritorno del rimosso e dei derivati dell’inconscio.
Esistono tre equazioni di base, direttamente legate alla sessualità e all’aggressività della vita utero-infantile:
1) l’equazione degli equivalenti psicobiologici del pene, che si esprime come segue: pene = seno = feci = mestruazioni = bambino = regalo = denaro; questa equazione di base potrebbe essere sviluppata quasi all’infinito dato che ogni termine può dar luogo ad una sequenza equazionale più o meno lunga che può, a sua volta, tornare su un termine di base e ripartirne… ecc.
2) l’equazione degli equivalenti psicobiologici sfinterici: comprende una qualsiasi apertura corporea investita come zona erogena; si esprime come segue: bocca = ano = meato uretrale = orifizio mammario = narice = orifizio auricolare = poro = ombelico = collo dell’utero = cavità uterina… ecc; anche questa equazione di base potrebbe essere sviluppata quasi all’infinito, se si tiene conto del fatto che tutti i sistemi somatici (nervoso, digestivo, cardiovascolare, broncopolmonare e urogenitale), così come i sistemi e le istanze psichiche, funzionano in base a una modalità sfinterica, cioè di apertura e di chiusura.
3) l’equazione degli equivalenti psicobiologici feticcio, che comporta tutti i termini derivati dalla castrazione primaria, cioè dal vissuto di assenza di pene nella madre, immediatamente rimosso, denegato, scisso, spostato e condensato su una qualsiasi parte del corpo o su una delle sue caratteristiche (odore, colore, consistenza, …), su un capo di abbigliamento intimo, su un dettaglio qualsiasi appartenente al contesto di questo vissuto.
Di fatto, nel suo lavoro equazionale, l’analista si rende conto che ogni elemento del materiale che si ripete in un identico contesto associativo può essere messo in equazione e venire a completare l’una o l’altra delle tre equazioni di base. Questo riguarda:
a) le ripetizioni propriamente dette: sia che si tratti di ripetizioni della vita (ripetizioni minori, massive o coatte); sia che si tratti di ripetizioni in rapporto con la verbalizzazione associativa (parole, frasi, costruzioni di frasi, tics verbali, intonazioni della voce, silenzi, …);
b) i grandi temi e i loro componenti: sessualità, aggressività, corpo, bisogni fisiologici, cibo, casa, luoghi, professione, denaro, religione, famiglia, genitori e loro sostituti, coppia, matrimonio, gravidanza, nascita, amore, odio, fedeltà, gelosia, solitudine, orgoglio, …;
c) le paure: tutte le paure della vita si articolano alla sequenza equazionale di base: paura della castrazione (fallica e primaria) = paura della morte = paura del vuoto;
d) le emozioni e i sentimenti della vita in generale, al pari delle abreazioni che hanno luogo durante la seduta;
e) i fatti della psicopatologia della vita quotidiana: atti mancati, lapsus, dimenticanze, perdite di oggetto, errori di ogni tipo;
f) i sintomi psichici e somatici;
g) i sogni;
h) le manifestazioni transferenziali.
Tutte queste equazioni si completano secondo l’elaborazione associativa, la permeabilizzazione del preconscio profondo e l’affioramento dei derivati dell’inconscio. Esse si sovrappongono, si intersecano mettendo a poco a poco in luce i termini o equivalenti equazionali in interazione ripetitiva, cioè gli oggetti preconsci come rivelatori di oggetti inconsci e ripetitori di informazioni aggressivo-sessuali, utero-infantili e filogenetiche. In tal modo si visualizza meglio come la trama associativa si sviluppi in trama equazionale esprimendo gli oggetti preconsci, e come l’analisi adeguata di questi ultimi conduca ad oggetti inconsci specifici, ai vissuti interiorizzati in essi contenuti e ai desideri sessuali e aggressivi che fanno pulsare. In definitiva, l’evidenziazione degli oggetti inconsci, dei vissuti interiorizzati e dei desideri rimossi fornisce le tre equazioni aggressivo-sessuali di sbocco del lavoro analitico.
L’individuazione e l’annotazione dettagliata delle equazioni psicobiologiche è indispensabile all’analista per intervenire in modo adeguato e progressivo, cioè per insinuarsi sinapticamente nella trama associativa dell’analizzato senza pericolo di toccare precocemente un oggetto preconscio in risonanza choc con un oggetto inconscio. Con questa tecnica equazionale, si evita il rischio di interventi d’interpretazione grezzi, e, al tempo stesso, gli interventi di costruzione non hanno più nulla di ipotetico o di speculativo, ma poggiano su dati progressivamente oggettuali-oggettivi. L’intervento equazionale progressivo è il più fisiologico: rispetta il contratto analitico e la regola fondamentale, è in perfetto accordo con le regole di neutralità e di astinenza, catalizza al meglio la rievocazione elaborativa, il passaggio alla coscienza e la presa di coscienza dei vissuti interiorizzati, dei desideri inconsci e dei meccanismi di difesa.
Il lavoro equazionale dell’analista ha inizio sin dalla prima seduta, sebbene, ovviamente, le associazioni libere non esistano ancora. Abbozzi di equazioni incominciano ad apparire durante l’approccio di Edipo (circa da 150 a 250 ore); in questa fase del lavoro, il materiale vitale è stato portato nel suo insieme, la verbalizzazione è globalmente associativa e spinge alla rievocazione, il transfert è stabilito; l’analizzato, che ha descritto il suo albero genealogico in seduta, disegnato le piante dei luoghi e fatto una “tranche” di fotografie, entra nella sua intimità corporea, sessuale, familiare e si avvicina alla nozione di desiderio; non è raro che i primi sogni si manifestino in questo momento. Ma le vere e proprie equazioni psicobiologiche si schiudono e si sviluppano durante l’approfondimento di Edipo, che va dall’intervento nucleare su Edipo fino alla madre primaria o fusionale. Assumono tutta la loro dimensione durante l’elaborazione della teoria del pene (bambino-pene della madre/del padre) e della castrazione primaria (vissuto di assenza di pene nella madre), durante la ripermeabilizzazione di Edipo e il lento raggiungimento della dinamica sfinterica fino alla sinapsi narcisistico-anale. E dunque a partire dalla fine dell’approfondimento di Edipo, quando si giunge alla madre primaria (circa 400 ore) che l’analista può incominciare a porre i suoi interventi equazionali progressivi.

Il sogno e il sistema equazionale

Il sogno occupa un posto insostituibile, essenziale nel lavoro equazionale del micropsicoanalista. In effetti il sogno è equazionale per essenza. Tutti i sogni e tutte le sequenze oniriche di una notte, come tutti i sogni di tutta la vita, costituiscono un solo ed unico sogno. Di più, un qualsiasi contenuto manifesto attuale o passato è tecnicamente assimilabile ad un contenuto manifesto del sogno e può entrare equazionalmente nell’elaborazione onirica. La trama associativa onirica integra tutte le equazioni e le fa interagire sinapticamente fino all’espressione degli oggetti preconsci che diventano rivelatori degli oggetti inconsci, dei loro vissuti interiorizzati e dei desideri aggressivo-sessuali specifici. L’interpretazione del sogno, inscritta nell’intervento equazionale progressivo, permette di risalire il corso del lavoro di deformazione fino al lavoro del sogno propriamente detto.
A proposito delle tre equazioni di base, ho precisato che ognuna di esse può essere sviluppata quasi all’infinito. Con lo studio del sogno, il “quasi” cade e si tocca l’infinito equazionale.
L’elaborazione onirica dinamizza la trama equazionale, che tende a confondersi con la trama associativa propriamente detta, aprendo l’illimitato della sovradeterminazione. Ciò significa che lo studio del sogno ci collega direttamente con l’infinito dell’inconscio e l’infinito del vuoto. Ci fa cogliere il processo primario, l’energia libera che si sposta e si condensa senza limiti, l’assenza di spazio, di tempo e di logica, la coesistenza dei contrari, la complessità nell’istantaneità. Ciò significa, dunque, che il sogno stesso è infinito, che il suo studio è infinito, come quello dell’inconscio, come quello dell’universo. Se ne deduce, dal punto di vista tecnico, che l’interpretazione del sogno deve essere fatta al momento giusto. Altrimenti ha forti probabilità di urtare contro i tabù edipici di incesto e di uccisione, il complesso di castrazione (castrazione fallica e primaria), l’appropriazione e il controllo della dinamica anale, l’orgoglio narcisistico, l’aggressività fusionale. Un errore di valutazione da parte dell’analista conduce ad un irrigidimento delle resistenze, con la comparsa di silenzi, di angoscia, di uno stato confusionale che può andare sino al timor panico, di manifestazioni transferenziali negative, di riattivazioni di sintomi psichici o somatici,… ecc. La tecnica micropsicoanalitica, con la composizione di durata e ritmo delle sedute, attenua l’entità di questo errore, tuttavia dovranno trascorrere alcuni giorni prima che il lavoro associativo ritrovi la sua cadenza.

Alcuni punti pratici per l’interpretazione del sogno

1) Un sogno, un contenuto manifesto di un sogno, non dice nulla, non significa nulla: soltanto la sua elaborazione associativa (e soprattutto equazionale) sulla base di un materiale vitale dettagliato e nel contesto diurno-notturno-diurno del materiale delle ventiquattro e quarantott’ore, può svelarne il significato.
2) Nell’interpretazione del sogno, devono essere considerati non solo i resti diurni (resti psichici o senso-motori del giorno precedente che figurano nel contenuto manifesto), ma anche gli elementi diurni (elementi psichici o senso-motori del contenuto manifesto che si ritrovano tali e quali nel giorno che segue il sogno, eventualmente nel materiale di seduta). Gli elementi diurni possono divenire dei resti diurni per il sogno della notte successiva. Dalla definizione dei resti diurni e degli elementi diurni emerge che la loro propria dinamica ha luogo come prolungamento del lavoro di deformazione del sogno al livello degli oggetti preconsci. Resti notturni ed elementi diurni sottolineano l’importanza che può avere l’apporto dettagliato del materiale delle ventiquattr’ore nel corso dello studio del sogno.
3) Esistono i sogni premonitori? Direi che non esista altro: attingendo alla memoria ancestrale e ontogenetica dei nostri oggetti inconsci che riattiva ogni notte, il sogno alimenta i nostri oggetti preconsci, che ci fanno attualizzare ogni giorno i resti notturni; e ciò in sinergia con il sonno paradossale che detta i suoi ordini al sistema nervoso centrale, preparando così la nostra vita biologica dell’indomani.
4) Bisogna avere molto rispetto per il sogno, lasciarlo venire come viene, accoglierlo con benevolenza e con attenzione fluttuante, soprattutto non prenderlo di mira. Se, all’inizio del suo lavoro, l’analizzato è impegolato nei suoi sogni e manifesta segni di “onirite”, l’analista deve intervenire e proporgli di lasciare da parte i sogni per un certo tempo. Allo stesso modo, durante il lavoro, l’analista sarà attento al sogno-resistenza come al sogno-sintomo. Non è sempre facile sfuggire alla trappola del sogno!
5) L’annotazione del sogno si inizia solo quando è già stato intrapreso uno studio continuato di sogni. L’annotazione del sogno è oggetto di un intervento preciso, in cui si spiega all’analizzato che il sogno dattiloscritto deve avere una data, un luogo e un titolo. A proposito del titolo, va preso il primo che viene in mente, facendo astrazione dai nomi propri di persona e di luogo così come dai concetti analitici. Se il titolo scaturisce nel rispetto di queste condizioni, esso corrisponde sempre ad un aspetto nucleare del contenuto latente. L’analizzato porta in seduta una copia del suo sogno dattiloscritto, che deposita sul tavolo accanto all’analista.
6) Il sogno è un eccellente criterio di avanzamento del lavoro e di fine analisi. Insieme alla dinamica associativo-equazionale e al transfert, il sogno forma la triade di individuazione essenziale dell’analista. Un esempio: nell’approccio di Edipo cominciano a farsi delle vere e proprie associazioni libere, appaiono i primi abbozzi di equazioni, si stabilisce il vero transfert e scaturiscono spontaneamente i primi sogni in articolazione con il materiale vitale.

Tre schemi tecnici d’interpretazione del sogno

Questi tre schemi tecnici che sperimento da una decina d’anni e che pare diano i loro frutti nella pratica di molti micropsicoanalisti sono: 1) l’elaborazione semplice 2) lo studio sistematico 3) lo studio comparato del sogno. Questi tre schemi sono progressivi e, nell’ordine, il primo può servire da trampolino associativo al secondo e quest’ultimo al terzo.
L’elaborazione semplice consiste in un approccio associativo al sogno. E’ il sogno preso al primo grado del suo contenuto manifesto, alcuni elementi del quale si inscrivono direttamente nel materiale dell’analizzato. L’elaborazione semplice non ha la pretesa di svelare parzialmente né totalmente il contenuto latente, ma solo di mettere in rapporto, di articolare associativamente un aspetto o l’altro del contenuto manifesto con il materiale vitale ed eventualmente attuale. Essa permette di integrare il contenuto manifesto nella vita dell’analizzato, mentre, come vedremo, uno studio più approfondito del sogno permette d’integrare la vita intera in un solo sogno.
Gli interventi che riguardano l’elaborazione semplice si calcano sulla tecnica esplicativa della regola fondamentale. Essi procedono per gradi: in un primo tempo il sogno viene detto lentamente, molto lentamente, senza preoccuparsi della sua intelligibilità, delle verosimiglianze o delle inverosimiglianze; è il sogno raccontato come una storia, una storia da bambino, un disegno da bambino; poi questa storia è ripresa con più dettagli, e l’analizzato prova a visualizzarla e a viverla come un film, di cui è, insieme, sceneggiatura, attori, regista e spettatore. Quando l’analizzato si trova veramente nell’intimità della sua storia onirica, non solo si disegnano delle immagini visive, ma appaiono degli odori, dei suoni, dei gusti, delle percezioni tattili, o addirittura delle impressioni affettivo-sensoriali difficili da descrivere e che risalgono probabilmente alla vita fusionale. E’ per questa ragione che la considerazione della raffigurabilità nel lavoro di deformazione del sogno dovrebbe essere intesa più estesamente come considerazione della sensorialità.
L’elaborazione semplice mette in connessione associativa: contenuto manifesto elaborativo del sogno, materiale e vita dell’analizzato. In tal modo favorisce il lavoro di libere associazioni e stimola la rievocazione. Essa induce gradualmente l’espressione delle ripetizioni vitali fin nella loro dimensione attuale e onirica, e svolge inoltre una funzione specifica secondo il momento dell’analisi in cui è utilizzata.
Come ho detto precedentemente, l’elaborazione semplice del sogno può essere intrapresa in una qualsiasi fase del lavoro dopo l’approccio di Edipo. Prendiamo due esempi tipo:
1) Ci troviamo nell’approccio di Edipo, cioè tra 150 e 250 ore. L’analizzato ha già menzionato, senza soffermarvisi, alcuni sogni o frammenti di sogni nella prima parte del suo lavoro (apporto del materiale vitale). Da qualche giorno, il sogno si fa più pressante; non solo l’analizzato lo menziona, ma, di tanto in tanto, ne descrive una parte in rapporto diretto con tale o talaltro elemento del materiale vitale o attuale. La dinamica delle sedute è globalmente associativa e le resistenze poco attive. In queste circostanze, l’analista può introdurre la tecnica dell’elaborazione semplice del sogno; è un intervento che si fa durante la seduta (e non all’inizio o alla fine della seduta) e che parte dal materiale propriamente detto. Se il giorno successivo l’analizzato non prosegue la sua elaborazione onirica, è preferibile non intervenire, ma aspettare due o tre giorni per farlo. Il ricorso all’elaborazione semplice del sogno durante l’approccio di Edipo ha come funzioni specifiche di stimolare la verbalizzazione dell’intimità corporea, sessuale, parentale, familiare e di accostarsi il più possibile alla nozione di desiderio.
2) Ci troviamo nell’approfondimento di Edipo, cioè tra 300 e 400 ore. Si tratta di introdurre l’elaborazione semplice o di riprenderla se era già stata utilizzata nell’approccio di Edipo. Da qualche giorno l’analizzato menziona o racconta un sogno della notte, sia all’inizio della seduta, sia nel corso del materiale. Anche qui la verbalizzazione deve essere globalmente associativa e le resistenze poco attive. Tecnicamente, l’intervento si fa come nel primo esempio, ma tenendo conto delle equazioni che progressivamente si schiudono. Nell’approfondimento di Edipo, l’elaborazione semplice ha le funzioni specifiche di approfondire associativamente il polo incestuoso e il polo omicida di Edipo fin nelle loro ripetizioni sostitutive, di mettere in luce la percentuale di Edipo positivo e negativo, la possessività-gelosia, il romanzo familiare e la scena primaria.
Lo studio sistematico consiste nell’analizzare il sogno secondo i seguenti cinque punti di vista particolari: la geografia, i personaggi, i temi, la dinamica, le emozioni. Questo studio presuppone che l’analizzato si sia familiarizzato con il sogno, che abbia già effettuato l’una o l’altra elaborazione semplice. La condizione indispensabile per cominciare uno studio sistematico del sogno è la fluidità delle equazioni psicobiologiche nel materiale dell’analizzato: il lavoro associativo si svolge senza resistenze importanti e tesse la trama equazionale in cui si disegnano gli oggetti preconsci e la loro risonanza inconscia. In termini cronologici, lo studio sistematico del sogno può farsi a partire dall’ultimo terzo dell’approfondimento di Edipo, quando ci si accosta alla madre primaria o fusionale (circa 400 ore). Si tratta dunque di uno schema tecnico di studio del sogno che riguarda la fine dell’analisi personale e l’analisi didattica.
Praticamente, l’analizzato porta i suoi sogni con regolarità e l’analista ha fatto l’intervento sull’annotazione del sogno. Quando un sogno è stato elaborato dettagliatamente e si articola associativamente con la trama equazionale, l’analista può intervenire per spiegare la tecnica dello studio sistematico. Si tratta nuovamente di un intervento che si fa durante la seduta (e non all’inizio o alla fine della seduta). L’analista inizia sempre facendo ridescrivere il sogno due o tre volte, lentamente, dall’inizio alla fine, senza commenti, affinché l’analizzato si immerga nell’intimità della storia onirica. Il sogno viene in seguito considerato secondo i cinque punti di vista particolari, presi l’uno dopo l’altro, dapprima in modo sistematico, poi lasciando che si sovrappongano e che si intersechino. Non si deve cercare di esaurire un punto di vista particolare. Quando l’elaborazione si fa più fluttuante, si passa ad un altro punto di vista. Un’ultima precisazione: lo studio sistematico del sogno, per andare il più possibile in profondità e in estensione, deve avvalersi dei supporti tecnici, in particolare l’albero genealogico, le piantine dei luoghi e le fotografie.

1) Punto di vista geografico

L’elaborazione dettagliata della geografia di un sogno conduce l’analizzato a ripercorrere associativamente certi luoghi dove ha vissuto e che ha disegnato all’inizio della sua analisi. Egli giunge assai rapidamente ad una geografia psicobiologica: la geografia sessuale e aggressiva del suo proprio corpo ma anche del suo psichismo, la geografia della scena primaria, la geografia materna, la geografia utero-fetale, … ed arriva eventualmente ad una percezione della geografia energetica del vuoto. Il punto di vista geografico ha una grande importanza per la risoluzione dell’equazione delle angosce-paure e, più particolarmente, in caso di nevrosi fobica.

2) Punto di vista dei personaggi

È evidente che il solo ed unico personaggio in gioco nel contenuto latente del sogno è la propria persona. I personaggi utilizzati dal lavoro di deformazione sono sostituti che formano una catena associativa (equazione) riconducendosi ai sostituti privilegiati parentali ed ancestrali. L’analizzato passa così più facilmente dalla madre edipica alla madre fusionale, dal padre edipico al padre totemico, dalla castrazione fallica alla castrazione primaria. Ritrovando le sue impronte onto e filogenetiche, l’analizzato riesce a collocarsi nella discendenza materna e paterna, e ciò comporta una relativizzazione della persona implicata nella formazione sostitutiva. Di conseguenza, l’amore e l’odio si trovano fortemente relativizzati. Il punto di vista dei personaggi gioca inoltre un ruolo chiave nell’analisi progressiva dei differenti aspetti ripetitivi del transfert.

3) Punto di vista dei temi

I temi, ne ho parlato a proposito delle equazioni psicobiologiche, sono dei soggetti ripetitivi di ogni tipo che ricorrono nel materiale dell’analizzato. L’analista rintraccia nel corso del lavoro l’evoluzione associativa dei differenti temi specifici e delle loro concordanze. Con lo studio sistematico del sogno, i temi (compresi quelli concettuali e simbolici) diventano degli equivalenti psicobiologici che fanno parte integrante del sistema equazionale e acquisiscono il loro stato di oggetti inconsci da dove svelano dei vissuti interiorizzati chiari e dei desideri aggressivo-sessuali precisi della vita utero-infantile e filogenetica. Due temi meritano un’attenzione particolare da parte dell’analista: il denaro e la religione (e quest’ultimo anche se l’analizzato è o si dichiara ateo). Il denaro e la religione, che non esistono nell’inconscio, hanno una funzione di prim’ordine a livello degli oggetti preconsci e, da lì, guidano il mondo come vogliono. In che modo qualcosa che non esiste nell’inconscio può essere così determinante nella nevrosi, nel carattere e nella sociologia? Ebbene, il fatto è che il denaro e la religione cristallizzano, all’interno delle tre equazioni di base, l’aggressività-sessualità di tutti gli stadi, momenti e periodi dell’ontogenesi sino alla filogenesi: l’onnipotenza fusionale, ma anche l’annientamento che ne deriva, l’onnipotenza narcisistica e il suo egotismo, il potere di appropriazione e di controllo sfinterico, il potere castratore, il potere edipico con i suoi corollari di diritto d’incesto e diritto di uccisione. Si capisce quindi come il denaro e la religione mobilitino in modo privilegiato il rimosso che ha fatto il suo ritorno e si è annidato nelle resistenze. L’elaborazione progressiva spontanea di questi due temi costituisce per l’analista un prezioso criterio di avanzamento e di fine del lavoro analitico. In ogni analisi, il denaro e la religione devono essere oggetto di un intervento equazionale preciso e largo alla fine dell’approfondimento di Edipo o durante l’approfondimento della dinamica sfinterica fino alla sinapsi narcisistico-anale.

4) Punto di vista dinamico

Nel contenuto manifesto, la dinamica si esprime sia direttamente, attraverso le azioni che si producono o sono inibite nel corso del sogno, sia indirettamente nei verbi che, nella maggior parte dei casi, sostengono un movimento co-pulsionale ben definito. L’elaborazione della dinamica fa sprofondare nel cuore del conflitto psichico e mette in evidenza le co-pulsioni elementari, i desideri inconsci e i meccanismi di difesa specifici di uno stadio, momento o periodo dello sviluppo ontogenetico. Essa favorisce una presa in considerazione globale della funzione sfinterica, che si rivela essere la replica macroscopica della funzione sinaptica. Infine offre la possibilità di farsi un’idea della dinamica propria dell’inconscio, cioè dei meccanismi elementari ed efficienti.

5) Punto di vista delle emozioni

Riguarda le sensazioni, le manifestazioni affettive, i sentimenti, l’angoscia, le paure e la colpevolezza che sono direttamente presenti nel contenuto manifesto o che compaiono nel corso dell’elaborazione del sogno. Tutte queste emozioni sono l’espressione dell’affetto inconscio che è maggiormente in rapporto con la quantità che con la qualità di esperienze co-pulsionali e, di conseguenza, più intimamente legato alla rimozione. Detto altrimenti, il punto di vista delle emozioni è un eccellente rivelatore del rimosso, cioè dell’intensità: 1) di certi vissuti interiorizzati, come la scena primaria, i litigi dei genitori, il “double bind”, la falsa presenza, il vissuto di assenza di pene nella madre,… 2) di certi desideri inconsci e della loro realizzazione… 3) di certi meccanismi di difesa che vengono a rinforzare la rimozione quando questa non è più sufficiente.
In conclusione: lo studio sistematico del sogno, inteso come studio equazionale secondo i cinque punti di vista e con i supporti tecnici come sfondo, mira globalmente al passaggio alla coscienza e alla presa di coscienza delle ripetizioni vitali, in particolare delle ripetizioni nevrotiche e delle coazioni a ripetere. Queste ripetizioni vitali sono repertoriate negli oggetti preconsci dal lavoro del sogno.
Lo studio comparato del sogno scaturisce naturalmente dallo studio sistematico. In effetti, un sogno studiato nei dettagli secondo i cinque punti di vista risveglierà associativamente un altro sogno, poi un altro… ecc che andranno a formare una catena onirica. Lo studio comparato del sogno consiste nell’elaborazione congiunta di un numero di sogni, che va dai sette ai dieci, che l’analizzato ha progressivamente assimilato nel corso del suo lavoro, ai quali si possono aggiungere certi sogni ricorrenti (infantili o adulti) e certi sogni tipici. Su questi sogni di base vengono ad innestarsi a poco a poco i sogni attuali.
Lo studio comparato del sogno è il coronamento di un’analisi personale che si spinge molto in profondità. Abitualmente, in psicoanalisi personale, mi attengo allo studio sistematico, e riservo lo studio comparato alla didattica.
Praticamente, lo studio comparato del sogno comincia con lo studio sistematico di un sogno scelto, poi di un secondo, poi di altri. A poco a poco, le sequenze oniriche, dirette o di elaborazione, emettono degli pseudopodi associativi in corrispondenza di una sequenza dello stesso sogno o di un altro. Questo sistema pseudopodico si fa sempre più dettagliato e diventa sinaptico. Si finisce per avere un impasto onirico che integra associativamente tutti i sogni, il materiale vitale, il materiale attuale, i supporti tecnici (in particolare, in questo momento del lavoro, il materiale delle registrazioni). La trama onirica si articola con la trama vitale e vi si confonde sviluppando associativamente la trama equazionale, da cui si esprimono gli oggetti preconsci e, tramite essi, gli oggetti inconsci, che svelano i loro vissuti interiorizzati così come i desideri e le difese che suscitano.
Lo studio comparato del sogno, inglobando lo studio sistematico, ci mette a diretto contatto con la pulsione di morte-di vita e con la sovradeterminazione, che si apre sulla complessità infinita dell’inconscio: un elemento onirico esplode in mille dettagli associativi che ricalcano mille dettagli onirici ciascuno dei quali esplode in mille dettagli… che si perdono nell’infinito dell’inconscio, dell’energetica del vuoto… si concentrano, esplodono, interagiscono, si ricombinano, sempre nuovi e sempre identici. Il sogno è infinito!