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L’Istituto Italiano di Micropsicoanalisi

L’Istituto italiano di micropsicoanalisi è stato fondato a Torino nel 1984 da Nicola Peluffo e colleghi.
L’atto costitutivo è stato preceduto da un lungo periodo trascorso ad elaborare lo Statuto dell’associazione e a stendere le linee programmatiche per l’organizzazione delle attività. Queste ultime si sono specificate nei primi anni verso gli approfondimenti della tecnica e della teoria micropsicoanalitica, come testimoniano i contributi dei micropsicoanalisti apparsi sulla rivista dell’associazione e sui libri pubblicati, in particolare presso le edizioni Borla.
Si è inoltre aperto un ampio dibattito circa la possibilità di strutturare le attività di formazione in seminari e corsi che esprimessero la specificità teorica e il metodo micropsicoanalitico. Infatti lo Statuto si era dato come scopi quelli di:
Coordinare, disciplinare e tutelare nel nome e sotto l’autorità dell’Istituto, la formazione e l’attività professionale degli associati.
Organizzare corsi ed attività di insegnamento per micropsicoanalisti.
Promuovere ricerche ed iniziative culturali volte alla produzione di pubblicazioni scientifiche a carattere micropsicoanalitico.
Rappresentare l’Istituto presso altri Istituti, organismi ufficiali, pubblici, privati, nazionali ed internazionali.
Istituire corsi, secondo le modalità previste dalla Legge, per la formazione di operatori clinici ad impostazione micropsicoanalitica.
 (Art. 4 dello statuto, Bollettino dell’Istituto Italiano di Micropsicoanalisi, n° 0)

Il primo strumento individuato per stimolare il dibattito interno e la riflessione fu la creazione del Bollettino dell’associazione, rivista che negli anni moltissimi colleghi hanno contribuito a far crescere e divenire un vero mezzo di confronto scientifico. Il Bollettino, nato come strumento interno all’Istituto, si è nel tempo aperto ai contributi interdisciplinari, ai contatti con colleghi psicoanalisti e clinici, alla diffusione dei contributi dei relatori nei convegni che via via si organizzavano. La rivista, curata dall’editore Tirrenia di Torino, si è oggi trasformata in un testo a cadenza annuale, che verrà pubblicato dall’editore Celid di Torino.
E stata inoltre avviata una collana di micropsicoanalisi presso l’editore Borla di Roma.

Bollettino dell' Istituto Italiano di Micropsicoanalisi

Il N° Zero del Bollettino dell’ Istituto Italiano di Micropsicoanalisi

I primi anni di vita dell’associazione hanno prodotto una importante attività di presentazione e divulgazione delle nostre teorie e tecniche che ha visto coinvolti tutti i membri.
Inoltre, un particolare impegno veniva esercitato per applicare la metapsicologia micropsicoanalitica in settori disciplinari contigui, quali la psicologia sociale, la medicina, la fisica, l’antropologia, la filosofia. Il modello energetico adottato dalla micropsicoanalisi ci spingeva a formulare relazioni di analogia con settori disciplinari limitrofi e ad elaborare nuovi tentativi di spiegazioni scientifiche a fenomeni diversi. Gli articoli apparsi nei primi anni di vita del Bollettino testimoniano questo sforzo, anche se si sono rivelati a volte i limiti di spiegazioni costruite su quel modello.
Abbiamo quindi concentrato l’ attenzione sull’approfondimento delle nostre ipotesi energetiche e sulle ricadute cliniche della loro applicazione in seduta.
Uno sforzo particolare fu intrapreso da molti colleghi per specificare uno dei concetti chiave della micropsicoanalisi: quello di Immagine. Il lavoro di Peluffo, Immagine e fotografia, Borla, Roma, 1984, unitamente agli scritti di Fanti, Codoni e Lysek, quale il Dizionario di psicoanalisi e micropsicoanalisi, Borla, Roma, 1984, fornivano una solida base su cui fondare studi e ricerche.  1
Con la definizione di Immagine in quanto “Insieme geneticamente organizzato delle rappresentazioni ed affetti che strutturano l’inconscio a partire dall’Es”, si articolava un modo originale di pensare ai processi psichici. Questi venivano considerati come un insieme che si organizza lungo le linee filogenetiche e dà una forma all’inconscio nella sua qualità di specificazione psichica dell’Es. L’Es a sua volta era ridefinito in quanto crogiolo energetico che funziona come una cerniera tra l’energia nel suo insieme e la pulsione. Ciò significa che l’Es è considerato prepsichico e anche presomatico, come lo è l’energia nel suo insieme. Si postulava quindi un dinamismo comune tra materia, psiche e soma. Questo dinamismo era l’oggetto degli studi micropsicoanalitici, intorno al 1990, anche nei suoi risvolti più specificamente psicosomatici, come testimoniano il libro di Zangrilli, La vita, involucro vuoto, (Borla, Roma, 1993) e gli articoli di Maragliano pubblicati sul Bollettino.

L’Istituto nel tempo è cresciuto come numero di membri e le sue attività si sono diffuse sul territorio italiano fino a far sorgere l’esigenza di sedi locali, oltre a quella di Torino. Verso la fine degli anni novanta si sono così costituite, prima la sede laziale, poi una sede per il sud Italia, quindi una in Liguria ed infine una per la Lombardia. Sono così sorte iniziative coerenti con le realtà locali, le collaborazioni e gli scambi scientifici che i diversi membri andavano costituendo.
La più importante di queste è stata la creazione della rivista on line “Scienza e psicoanalisi”, fondata da Quirino Zangrilli che ne è il direttore editoriale, con la direzione scientifica di Nicola Peluffo, divenuta un vero e proprio punto di riferimento per quanti si interessano di psicoanalisi e micropsicoanalisi in un’ottica pluridisciplinare e con un attenzione critica aperta ai moderni modelli scientifici.
Tra i tanti convegni tenutisi tra il 1994 e il 2004, citiamo il primo che l’Istituto ha organizzato, a cura di Daniela Vigna in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino, nel 1994, su: “Il sonno-sogno” (i cui Atti sono pubblicati nel Bollettino dell’Istituto italiano di micropsicoanalisi n°19, anno 1995), e quelli organizzati da Liliana Bal nell’ambito delle sue attività di docente presso la Facoltà di Psicologia di Torino, che hanno visto il contributo di molti membri dell’istituto (i cui Atti sono pubblicati presso le edizioni Celid di Torino).
Segnaliamo inoltre l’importante convegno, organizzato da Quirino Zangrilli e Gioia Marzi a Fiuggi, su: ”L’esodo. Traumi e memorie”; infine ricordiamo il convegno curato da Pierluigi Bolmida, sull’adolescenza, che si è tenuto ad Aosta nell’anno 2001 e gli Atti sono stati pubblicati nel Bollettino dell’Istituto.
La sede di Capo d’Orlando, grazie al suo coordinatore, Luigi Baldari, ha dato vita a impegnative attività di formazione. Sono stati organizzati convegni rivolti a psicologi, psichiatri e operatori della salute mentale nei quali l’Istituto proponeva, in collaborazione con docenti e clinici di orientamenti diversi, approfondimenti di tematiche cliniche e metapsicologiche. Anche questi Atti si trovano sui numeri del Bollettino.
Il convegno di Capo d’Orlando è ormai un appuntamento annuale ed ha sviluppato i legami tra l’Istituto e altre realtà cliniche, pubbliche e private, presenti sul territorio italiano. Un’apertura importante che ha modificato nel tempo la nostra visione del ruolo che possiamo svolgere nel campo psicoanalitico.
E’ sorta l’esigenza di presentare il nostro modello teorico e clinico in modo chiaro e accessibile, nonché quella di trovare interlocutori con cui discutere di differenze e concordanze tra la nostra e le altrui impostazioni.

Alcune delle più significative specificazioni della micropsicoanalisi sono divenute nel tempo patrimonio comune della psicoanalisi, ad esempio, le riflessioni sulla vita intrauterina e sull’importanza della trasmissione filogenetica.
La vita intrauterina è stata oggetto di studio approfondito da parte dei micropsicoanalisti, sia per quanto riguarda l’interazione materno-fetale  2, sia per quanto concerne il dinamismo psicobiologico e i suoi correlati aggressivo-sessuali, fino alla definizione di stadio inziatico, data da Fanti in La micropsicoanalisi (Borla, Roma, 1980).
Oggi la comunità psicoanalitica riflette sulle tracce che l’esperienza intrauterina lascia nello psichismo infantile e nella costituzione di una relazione con la madre, come testimoniano i lavori di Piontelli.3
La nostra metapsicologia si fonda su una impostazione energetica che assegna una funzione importante alla trasmissione filogenetica. La definizione di traccia mnestica in quanto “residuo di un vissuto pulsionale onto- o filogenetico memorizzato e sistematizzato come rappresentazione di cosa nell’inconscio e rappresentazione di parola nel preconscio”(Def. n° 132 del Dizionario di Psicoanalisi e Micropsicoanalisi, op.cit.) sintetizza l’apporto che la nostra disciplina assegna alla filogenesi nella strutturazione somatopsichica. Nella successiva definizione di Immagine filogenetica viene specificato come le esperienze co-pulsionali degli antenati condizionino l’ontogenesi.
Attualmente molti studiosi nel campo della psicoanalisi si interrogano su questi problemi e forniscono ipotesi di spiegazione ai fenomeni di trasmissione generazionale dei traumi e, più in generale, alla trasmissione psichica inconscia, aprendo così un vasto dibattito sui meccanismi psichici di tale trasmissione e, in definitiva, sui componenti stessi dell’inconscio.4
Oltre a tali concordanze su alcuni elementi della riflessione metapsicologica, vi sono altri punti di contatto tra la micropsicoanalisi e la moderna ricerca psicodinamica, particolarmente in ambito clinico: ad esempio, nell’uso delle fotografie o dei diari delle persone in analisi.

Intorno agli anni 2000 la Società Internazionale di Micropsicoanalisi ha mutato la sua struttura ed è divenuta una confederazione di Istituti nazionali. Oltre a quello italiano, sono sorti l’Istituto francese, quello svizzero, quello spagnolo ed infine l’Istituto canadese. Sono quindi mutati i rapporti tra le realtà nazionali e la Società internazionale che aveva per prima radunato quanti si riconoscevano nell’insegnamento di Silvio Fanti.
L’impulso dato dai diversi istituti alle attività di formazione e ricerca nei singoli paesi ha evidenziato alcune significative caratterizzazioni della teoria e tecnica micropsicoanalitica.
In questo ultimo periodo l’Istituto italiano sta promuovendo un ampio dibattito tra i suoi membri per giungere a definire le nostre specificità nazionali, anche in relazione agli approfondimenti che in tale ambito giungono da Nicola Peluffo e da altri colleghi.
Ci si interroga sui diversi tipi di lavoro micropsicoanalitico, sulle differenze tra interventi psicoterapici e analitici, sulle connotazioni del setting micropsicoanalitico, sui diversi modi di intervento del micropsicoanalista in seduta, sulle relazioni transfert-controtransfert, sull’analisi interminabile, su quelli che in micropsicoanalisi vengono definiti “supporti tecnici”, sull’utilità di certi aspetti della tecnica tradizionale.
Il compito dell’istituto nel prossimo futuro sarà dunque quello di favorire gli scambi tra colleghi, rendere la nostra disciplina accessibile a quanti siano interessati a conoscerla, incrementare la formazione degli allievi e stimolare il confronto con i colleghi delle discipline affini.


1 Tra i molti lavori vedi: D. Vigna, “La casa tra immagine e simbolo”, UTET, Torino, 1996 e D. Marenco, “I percorsi dell’Immagine in adolescenza”, Borla, Roma, 2000.  top
2 Vedi: N. Peluffo, Micropsicoanalisi dei processi di trasformazione, Ed. Books Store, Torino, 1976. top
3 A. Piontelli, From Fetus to Child, Tavistock/ Routledge, London, 1992. top
4 Vedi, ad es., AAVV, Trasmissione della vita psichica tra generazioni, Borla, Roma, 1995 e A. Ciccone, La transmission psichique incosciente, Dunod, Paris, 1999. Ma v. anche, D. Puskas, Amours clouées. Répétition transgénérationnelle et fonction paternelle, Sciences et Culture, Montréal, 2002 e A.A. Schützenberger, La sindrome degli antenati. Psicoterapia transgenerazionale e i legami nascosti nell’albero genealogico, Di Renzo Editore, Roma, 2004. top