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Lo
sviluppo della creatività:
una
possibile trasformazione dell’aggressività nel corso di una micropsicoanalisi 1
di Daniela Gariglio e Daniel Lysek
23 novembre 2009
Può sembrare paradossale abbinare la
creatività all’aggressività ma non lo è se ci si riferisce al divenire
dell’energia psichica che si libera, mano a mano che l’aggressività nevrotica
viene analizzata nelle sedute lunghe, perdendo progressivamente di intensità.
Tenteremo infatti di dimostrare come questa energia, qualora le circostanze lo
consentano, possa reinvestirsi nella creatività del soggetto. Ci si può così
rappresentare il percorso che va da nuclei aggressivi attivi al primo sfociare
di creatività animata dall’energia liberata: fino a che il nucleo aggressivo è
caricato, questo rimosso non ha altra possibilità di scaricare la sua tensione
se non attraverso una sintomatologia nevrotica o psicotica. Il rimosso
aggressivo alimenta così ripetizioni più o meno coatte. Nel corso di una
micropsicoanalisi, si constata comunemente che si produce un riequilibrio
tensionale, visualizzabile come una ridistribuzione energetica in seno alle
attività cardinali (sonno-sogno, aggressività, sessualità, nel modello
micropsicoanalitico), ciò che conduce all’emergere di nuovi contenuti. Questo
nuovo movimento avviene quando la dinamica associativa porta ad una distensione
del rimosso. Da quel momento, certi sintomi o certe ripetizioni si attenuano o
spariscono e si instaura un clima di distensione interiore favorevole al
manifestarsi di qualche attività creativa. Possiamo anche vedere ciò come l’ordirsi di “nuovi
tentativi” 2
Focalizziamoci
sull’energia che si sgancia dopo esser stata imprigionata nel nucleo
aggressivo. Visto che lo sviluppo di un’attività creatrice è un fenomeno che si
osserva spesso nel corso di una micropsicoanalisi, come più volte abbiamo
altrove descritto, un tale sviluppo
costituisce un’eccellente possibilità di incanalare l’energia liberata. In
effetti, questa energia, resasi disponibile a livello preconscio, deve
reinvestirsi per evitare di andare ad instradarsi nuovamente in vie distruttive
che produrrebbero angoscia e/o vissuti di colpa. La via creativa di cui si sta
parlando, come approdo della distruttività disattivata, si potrebbe intendere
come una sorta di aggressività residua cioè come una forma di aggressività
naturale, né nevrotica né psicotica, che è indispensabile alla vita come uno di
noi aveva già anticipato in un Seminario SIM sull’Aggressività (Gariglio,
1996). La manifestazione creativa si pone come oggetto pulsionale
adeguato per l’energia liberata. Ne consegue l’importanza della creazione e qui
precisiamo subito che intendiamo tale creazione come la produzione di qualcosa
di nuovo e di originale, nei confronti di se stessi, degli altri e
dell’ambiente in senso lato. Ciò significa che non limitiamo la creatività alla
sola funzione estetica ma la estendiamo al di là del dominio artistico.
Sul piano
teorico, in questa relazione riprenderemo l’ipotesi formulata nel nostro libro, Creatività benessere. Movimenti creativi
in analisi (2007-2008) per sottoporla alla questione della possibile
trasformazione dell’aggressività durante una micropsicoanalisi. Cominciamo con
il ricordarne l’essenziale: nello psichismo inconscio, esistono tracce lasciate
da esperienze di benessere 3 memorizzate nel corso
dello sviluppo del soggetto. L’espressione di queste tracce forma delle
informazioni di benessere.Ora, ed è questo il
punto centrale del libro, pensiamo che queste informazioni giochino un ruolo
fondamentale nell’ emergere di un processo creatore. L’espressione creativa si
costruisce più precisamente sull’integrazione di esperienze di benessere con
dei residuati di conflitti rimossi disattivati, a partire da situazioni di
perdita elaborate. Questo ci porta ad un altro elemento chiave del libro che
abbiamo chiamato “elaborazione ricombinativa” (2007, p. 48) con cui abbiamo tentato
di chiarire il meccanismo preconscio indispensabile alla creazione.
L’elaborazione ricombinativa si fonda sulla capacità dello psichismo di
assemblare informazioni di natura diversa e di organizzarle in un insieme
originale e coerente, prima nello psichismo, poi nella realtà. Il movimento
elaborativo associa così tre
classi di materiali. Per primo,
vengono a galla le esperienze di benessere, fino a quel momento latenti
nell’inconscio. Nel livello psichico superiore, le informazioni di benessere si
associano con dei residuati di conflitti legati a desideri sessuo-aggressivi
rimossi. Tale associazione accorpa infine elementi tipici del preconscio: rappresentazioni di parola, dati che
provengono dal bagaglio culturale e scolastico, rappresentazione di movimenti
corporei, informazioni legate a variabili fisiologiche, così come percezioni e
sensazioni provenienti dall’ambiente… Evidentemente ciascuna rappresentazione è
legata ad un corrispondente affettivo che gli conferisce una certa colorazione
emozionale. Tutti questi elementi si elaborano, combinandosi tra di loro e
riorganizzandosi fino a formare un insieme originale. Questo “oggetto psichico
ricombinato” (2007, p.104) costituisce il
prototipo di quel che sarà la successiva manifestazione creativa nel mondo
esterno.
Prima di
proseguire nel discorso dobbiamo ancora dire qualcosa sulle informazioni di
benessere. Durante lo sviluppo utero-infantile, certi vissuti di appagamento,
di distensione e di rilassamento vengono registrati nello psichismo. Secondo
noi, queste esperienze lasciano una traccia strutturante perché intimamente
legata all’autoconservazione e, più precisamente, ad una espressione non
conflittuale della pulsione di vita. In questa categoria di tracce si possono
trovare, ad esempio, vissuti di relazione gratificante, tentativi riusciti di
adattamento, ricordi di contentezza, tracce di stati di tensione minima. Per essere
ancora più precisi, possiamo riferirci ad un momento di “sintonizzazione
affettiva” 4 (Stern,
1985) tra
il bambino e sua madre oppure l’evoluzione verso una relazione d’oggetto più
adeguata, oppure la scoperta nell’ambiente di un oggetto capace di scaricare
una pulsione o ancora la situazione di appagamento del neonato dopo aver
ricevuto le cure materne… Attualmente, vi sono numerosi lavori che sottolineano
l’importanza di tali relazioni gratificanti, sinonimo di una dinamica
portatrice di vita. Stern, ad
esempio, parla addirittura di una “dinamica di vitalità già presente nel feto”. 5
Nella
letteratura classica, si è molto scritto sui vissuti conflittuali e traumatici,
ma vi si trova poco sulle esperienze di benessere forse perché Freud si è
soprattutto inizialmente dedicato a spiegare le nevrosi. Avendo scoperto
l’eziologia sessuale delle nevrosi e gli effetti dell’inconscio sulla
psicopatologia, Freud ha compreso più tardi che poteva fare di queste scoperte
una “psicologia generale” con la sua preminenza del sessuale al cui modello si
conforma ancora la maggior parte degli psicoanalisti. Dal punto di
vista freudiano, in effetti, tutto è centrato sulle pulsioni sessuali anche se, come scrivono Davide Lopez e
Loretta Zorzi (2005) in una rilettura critica
del pensiero di Freud, dopo che
“Thanatos, rappresentante della distruttività, ha prevalso su Eros, (…)
l’istinto di morte ha preso possesso delle menti di molti psicoanalisti. Per
anni si è parlato poco di sessualità in psicoanalisi. E’solo nell’ultimo
decennio che si avverte un tentativo di recupero costruttivo della libido, ma
anche dell’aggressività distinta dalla distruttività (p. 35) (…). Ma appunto, il
pregiudizio che l’analisi delle
nevrosi e delle psicosi avrebbe facilitato la comprensione del normale (…) lo
ha condotto al dilagare della visione patologica e a trascurare la formulazione
di modelli sani di sviluppo” (p.49). Ritornando a Freud, nel suo modello, è a partire dalle
esperienze di soddisfacimento legate alle zone erogene e alle pulsioni sessuali
che si vanno a costituire le rappresentazioni e gli oggetti interni che sono
all’origine dei desideri inconsci e dunque alla base di tutta la dinamica
psichica. Così, è la memoria del soddisfacimento di un bisogno biologico
attraverso un intervento esterno a generare la dinamica psichica il cui scopo è
quello di diminuire la tensione legata al desiderio. Al riguardo, diciamo subito che preferiamo riferirci a esperienze di soddisfazione con le loro
qualità di benessere psicobiologico e gratificazione relazionale, per
differenziarle dalle esperienze di soddisfacimento, ipotizzate da Freud. Ne stiamo per parlare.
Veniamo
ora all’approccio micropsicoanalitico che, in accordo con gli ultimi scritti di
Freud, rimette in questione il primato della sessualità e ammette elementi che
provengono dall’aggressività. Da parte nostra, abbiamo constatato qualcosa d’altro e cioè che lo psichismo, oltre a registrare degli
elementi che provengono dall’aggressività, registra anche delle dinamiche
relazionali e delle sensazioni corporee senza legame diretto con l’attività
delle zone erogene. Dette dinamiche e sensazioni risultano dalla trasformazione
della tensione in distensione, del dolore in uno stato di piacevolezza, di una
contrattura in rilassamento… Le differenziamo dalle esperienze di
soddisfacimento dove soltanto l’oggetto delle pulsioni sessuali lascia una
traccia rappresentazionale e affettiva nell’inconscio, perché pensiamo che in
queste dinamiche possa esistere una soddisfazione molto più diffusa che accorpa
anche sensi di appagamento, distensione, rilassamento. Perciò le abbiamo
chiamate esperienze di benessere. In effetti, da una parte, può
memorizzarsi tutta la situazione 6 in cui si è espressa
l’esperienza pulsionale, ivi compresi certi suoi dettagli, da un’altra parte,
ogni pulsione può essere registrata e rappresentata nello psichismo: pulsione
sessuale, naturalmente, ma anche aggressiva o di autoconservazione… .
Ricordiamoci, a questo proposito, che Silvio Fanti (1983 p.225) colloca
l’autoconservazione tra le co-pulsioni aggressive, mentre Pierre Codoni (1997) non ne ha fatta una
pulsione aggressiva specifica. Nemmeno noi che siamo piuttosto tentati di far
derivare l’autoconservazione direttamente dalla pulsione di vita, appoggiandoci
sull’ultima concezione di Freud che vedeva “nella conservazione dell’individuo
un caso particolare delle pulsioni di vita”, come scrivono Laplanche, Pontalis (1989 p.459). Interessante, a questo
proposito, ciò che già ne aveva scritto Paula Heimann (1942/1952
p.69): “Un comportamento
distruttivo al servizio dell’autoconservazione indica che la fusione fra le
pulsioni fondamentali è a favore dell’istinto di vita. Questa interpretazione
trova sostegno nell’osservazione in base alla quale, quando il motivo
prevalente è l’autodifesa, l’aggressività non è deliberatamente crudele.”. In
più, noi facciamo giocare
all’autoconservazione un ruolo centrale nella memoria del benessere e nel
relativo impatto nella vita del soggetto, in particolare per quanto riguarda le
sue attività creatrici.
Occupiamoci
ora del percorso dell’atto creatore come si evidenzia in micropsicoanalisi.
Abbiamo osservato che delle informazioni di benessere cominciano ad esprimersi,
inizialmente, nel materiale onirico, per estendersi, successivamente, alle
altre attività, nel corso delle sedute lunghe, ben descritte da Daniel Lysek (2007), e nella vita di realtà.
Questa evoluzione si compie abitualmente in tre tappe: in un primo tempo,
qualcosa cambia nei sogni, in seguito, questo cambiamento infiltra la fantasmatica
aggressiva e sessuale, raggiungendo infine la realtà esterna dove si può
ricavare una testimonianza di tale trasformazione proprio attraverso lo
sviluppo della creatività. Ovviamente
tutto ciò viene espresso nelle associazioni libere e nella dinamica transferale/controtransferale. Non è raro che il
tema del benessere funzioni allora come una sorta di nodo associativo, nel
senso di un nodo ferroviario dove molte linee convergono e si incrociano; nel nostro caso, si tratta di linee associative centrate sul tema del benessere.
A questo
punto, tentiamo di discutere quale rapporto possa esserci tra questa nozione e
altre micropsicoanalitiche specifiche, ad esempio, l’oggetto preconscio,
concettualizzato da Codoni 7 e l’Immagine, come è
stata definita da Fanti e sviluppata, nel tempo,
da Peluffo. 8 Nel primo caso, il tema del benessere potrebbe essere inteso come
un oggetto preconscio particolare, legato alla pulsione di vita e
all’autoconservazione, in quanto eco di un vissuto utero infantile di
distensione che è stato memorizzato e che si manifesta a livello preconscio.
Dall’altra parte, la traccia inconscia dello stato di distensione potrebbe
essere intesa come una sfaccettatura dell’Immagine ontogenetica che il vissuto
utero-infantile di distensione ha strutturato sulla base di una sfaccettatura
filogenetica analoga. Quindi, per noi, nell’Immagine ci sono anche rappresentazioni
e affetti di benessere che nel libro chiamiamo vissuti di benessere latenti
nell’inconscio (2007 p. 76). Le tracce di vissuti di benessere
coesistono con quelle lasciate dai vissuti conflittuali o traumatici. Tutte
queste tracce tendono ad esprimersi, ma quelle che hanno maggiore tensione
prendono il sopravvento sulle altre, come si constata in ogni analisi di
persona portatrice di nevrosi. Questa situazione cambia quando un rimosso
importante si disattiva: la tensione inconscia diminuisce e le tracce di
esperienze conflittuali o traumatiche, contenute nel rimosso, si distendono.
Nel tempo, ne abbiamo via via scritto ed esemplificato (Gariglio, 1992/1997, 1996, 1999, 2000, ‘01, ‘02, ’03, ’04,’06, ‘07,
‘08, ‘09, Lysek, 1997, 2000, ’01, ’02, ‘03, ‘05, ’06, ‘07, 08, ’09…).
Entriamo
ora nel cuore del soggetto ed esplicitiamo ciò che si osserva dopo la
disattivazione di un rimosso, seguendone l’iter nel sogno, nell’aggressività e
nella sessualità.
Il sogno, avendo meno necessità di esprimere e di
mettere in scena dei contenuti conflittuali/traumatici perché il rimosso si è
disteso, lascia spazio alla riproduzione di esperienze di benessere. Talvolta,
il benessere è direttamente messo in scena nel sogno, talvolta il sognatore non
ci fa caso perché le immagini oniriche sono banali e non sembrano dare accento
al benessere in se stesso, altre volte ancora è solo dopo il sogno che il
benessere si manifesta sotto forma di un “resto notturno”. Infatti, ciò che rimane subito dopo il sogno è un vissuto di
leggerezza e distensione spesso scorporato dai ricordi gradevoli che ne sono
all’origine. Questi ricordi vengono ritrovati quando la persona si trova a
compiere qualche cosa che, in un qualche modo, la riconduce al sogno, dunque,
quando il resto notturno ha preso corpo nella realtà.
In ogni
caso, una o più esperienze di benessere sono “ab-onirizzate”, per riprendere la bella formula di Fanti che intende con
questo termine: “la metabolizzazione psichica o somatica dei residui diretti e
indiretti del lavoro psichico del sogno” (1983, p.180). Se
questa ab-onirizzazione è sufficientemente intensa e se si ripete, finisce per lasciare una
traccia durevole nello psichismo, per formare un nuovo imprinting, secondo la dizione di Gariglio (1992/1997) che
potrà allora funzionare come “induttore associativo”, nella concettualizzazione
di Peluffo (1993). Metaforicamente, questo imprinting lo possiamo intendere come una rampa di
lancio di catene di associazioni inedite, o meglio creative.
Veniamo
ora all’aggressività.
Quando un
rimosso si disattiva, l’aggressività attutisce
i suoi aspetti distruttivi e si connota piuttosto come tensione vitale. Man
mano che la distruttività nevrotica diminuisce, si assiste a dei movimenti
ancora aggressivi ma meno connotati di violenza inappropriata: vi mancano
le espressioni di odio e quei
vissuti di angoscia e colpa che spingono alla ripetizione coatta. Potrebbe
dunque trattarsi di movimenti di autoconservazione che vanno nel senso
dell’adattamento o della conservazione di un oggetto importante come, ad
esempio, la difesa del proprio territorio quando questo è minacciato...
Confrontando questa evoluzione dell’aggressività con l’elaborazione associativa
dei sogni, abbiamo constatato che questa evoluzione è annunciata da un
cambiamento nei contenuti onirici. Questi, nella fattispecie, vanno nel senso
di una sostituzione di espressioni
aggressive violente e/o distruttive con delle manifestazioni che implicano
vissuti di benessere. Tale cambiamento infiltra progressivamente il campo
analitico, in particolare nella sua dimensione transferale, fino a raggiungere
la realtà esterna. Prendiamo come esempio un soggetto con certe spinte di odio
edipico che lo hanno imprigionato in ripetizioni eterodistruttive, connotando
il transfert di una forte ambivalenza. L’attutimento di questa aggressività nei sogni permette, in
seguito, al transfert di diventare positivo. Infine, l’elaborazione di questo
materiale conduce allo sviluppo di rapporti sociali connotati di fiducia
piuttosto che di rivalità astiosa. I residui della rivalità edipica si sono
effettivamente investiti nella vita professionale di questa persona, che ne ha
guadagnato in efficacia inventiva, invece di sprecare energia in una
competizione rancorosa.
Passiamo
ora alla sessualità.
Come
abbiamo visto succedere per l’aggressività, anche la sessualità si modifica: certi blocchi si risolvono e la genitalità
si esprime pienamente, integrandovi più armoniosamente la corrente di tenerezza
e di affetto. Allora, questa corrente fluida infiltra le relazioni d’oggetto in
modo più incisivo. Ad esempio si produce una disattivazione di
Edipo-castrazione, ciò che permette a un erotismo più globale di manifestarsi.
Così la sessualità gioca meglio il suo ruolo di scolmatore naturale
dell’aggressività e, soprattutto, può farlo attraverso delle attività che non
sono in rapporto conflittuale con il
rimosso utero-infantile. In questo modo, le difese si abbassano risparmiando
così energia che puo’ venire impiegata per la creatività naturale del soggetto.
Abbiamo riflettuto anche su questa evoluzione e siamo arrivati alla stessa
conclusione che già abbiamo visto per l’aggressività: la sessualità si attesta
su delle informazioni di benessere che sono state già annunciate dal sogno.
Riassumendo, l’elaborazione associativa
tende a provocare una evoluzione verso l’espressione di informazioni di
benessere nelle attività cardinali, a cominciare dal sonno-sogno. Quando dei
nuclei sessuali rimossi si disattivano, l’erotismo trova facilmente delle nuove
vie di espressione in accordo con l’io e con le esigenze della realtà; tutto
questo senza dover necessariamente passare attraverso delle sublimazioni
costose in rinunce esistenziali. Ma non è la stessa cosa per l’aggressività che fatica ad esprimersi perché si
scontra con le istanze superiori (io ideale, ideale dell’io e super-io) e la
realtà. L’aggressività infatti potrebbe nuocere attraverso la violenza, la
distruttività, l’impossessamento, la sottomissione o l’eliminazione. Senza
parlare del sadomasochismo che, sotto la veste di godimento sessuale, mira agli
stessi scopi mortiferi e giunge spesso ad avvelenare la vita. Perché un’analisi
conduca a un buon risultato, è dunque fondamentale che l’aggressività trovi,
nel corso del lavoro, delle vie di scarica non violente e non distruttive. La
sublimazione di questa aggressività è una di queste possibilità, come ha ben
evidenziato uno studio di Lysek (1997). Tuttavia, ripetiamolo,
essa è molto costosa, come abbiamo cercato di dimostrare nel libro, per quanto
riguarda il piacere di vivere. Ecco
perché l’investimento in un’attività creativa costituisce un’alternativa di
scelta che si presenta in modo naturale quando le informazioni di benessere
ridiventano visibili nel preconscio
e possono entrare a far parte dell’elaborazione ricombinativa, meccanismo
chiave che abbiamo già menzionato e che ora tratteremo nel dettaglio.
Quando la
rimozione e le difese si affievoliscono, i materiali inconsci affiorano in
maniera più fluida. In altre parole, visto che i nuclei conflittuali/traumatici
sono in gran parte disattivati, i ritorni del rimosso non giocano più un ruolo di primo piano ma si mostrano soltanto
come residuati. Parallelamente, le
tracce di esperienze di benessere diventano più visibili, quando la
rievocazione, attraverso una rete di interconnessioni associative, ne riattiva
il contenuto: allora le tracce di
benessere costituiscono delle informazioni utilizzabili dallo psichismo. In
altri termini, la stasi è rimpiazzata da movimenti psichici che consentono
l’espressione di questa memoria del benessere. Da quel momento, i residuati del
rimosso e le informazioni di benessere tendono ad associarsi e a combinarsi con
altri contenuti del preconscio. In altre parole, questi elementi vengono
organizzati da una dinamica di elaborazione ricombinativa: si influenzano
reciprocamente combinandosi ed elaborandosi insieme, si ricompongono in modo
nuovo strutturandosi in insiemi inediti e finiscono per formare un oggetto
originale che abbiamo chiamato “oggetto psichico ricombinato” e che consiste in
un prototipo psichico di quello che sarà creato. Più precisamente, l’oggetto
psichico ricombinato cui abbiamo già accennato è un insieme di rappresentazioni
e affetti, situato al livello preconscio la cui proiezione all’esterno darà
luogo ad una creazione.
Se
riprendiamo il nostro tentativo di individuare una possibile corrispondenza tra
i nostri concetti e quelli di oggetto preconscio e Immagine, si potrebbe
ricavarne il seguente rapporto: certi oggetti ricombinati potrebbero essere
visti come il risultato della trasformazione di un oggetto preconscio, messa in
moto dall’affioramento di informazioni di benessere; in rapporto all’Immagine,
si potrebbe dire che l’oggetto ricombinato sia l’espressione preconscia di una
sfaccettatura dell’Immagine che ha memorizzato un benessere. Questa sfaccettatura si elabora e si ricombina
con altre. Si tratta di una trasformazione generata dall’elaborazione associativa
che mette in relazione le informazioni espresse dalle sfaccettature di
benessere dell’Immagine con altri contenuti psichici. Alla fine, ciò che conta è che la formazione di un
oggetto psichico ricombinato venga a tradurre una dinamica energetica dove gli elementi invece di opporsi formano
delle interazioni relativamente armoniose. Per questo abbiamo parlato di
sinergia: in ultima analisi, quando un conflitto si è risolto,
l’incompatibilità vuoto-energia 9 può trasformarsi
momentaneamente in una sinergia vuoto-informazioni di benessere. In altri
termini, la sequenza: perdita - angoscia - mancanza - reazione difensiva -
ripetizione nevrotica… si trasformerebbe in una sequenza più elaborata del
tipo: elaborazione della perdita - affioramento di informazioni di benessere
nello spazio liberatosi - associazione non conflittuale di materiali diversi -
formazione di un oggetto psichico ricombinato. In altre parole ancora, la
fluidità psichica che risulta da un lavoro analitico, conduce a dei momenti di
sinergia e di elaborazione ricombinativa, momenti che preludono alla formazione
di un oggetto psichico ricombinato. Questo
ci permette di accostarci ora all’aggressività considerandone i rapporti con la creatività.
Abbiamo
detto che, nel corso di una micropsicoanalisi, la distruttività diminuisce.
Accenniamone i vari passaggi: nell’organizzazione nevrotica, l’aggressività
iniziatico-orale, anale e fallica alimenta dei sintomi auto o etero
distruttivi; durante l’analisi, le pulsioni aggressive danno spesso luogo a
delle resistenze, ad esempio, un incidente che impedisce il proseguire
dell’analisi, un fallimento professionale o liti di coppia che fanno dubitare
l’analizzato dell’utilità della sua analisi; o ancora, come avviene nella
struttura ossessiva, la messa in azione di una difesa, l’isolamento, che
ostacola il lavoro associativo. Poco alla volta, queste dinamiche aggressive si
incarnano nel transfert, con il rischio di negativizzarlo e di provocare una
reazione terapeutica negativa con le ben note conseguenze. Nei casi più
favorevoli, l’aggressività transferale viene analizzata; l’analizzato prende
coscienza dei propri nuclei inconsci, edipici e preedipici, nuclei che hanno
spinto alle manifestazioni aggressive. Grazie all’elaborazione associativa,
questi nuclei si distendono progressivamente e ne rimangono solo dei residui
poco attivi che non danno luogo a ripetizioni coatte. Che cosa è rimasto allora
della distruttività nevrotica? Restano, per esprimere con altre parole quello
che abbiamo detto prima, dei movimenti che possiamo considerare come
aggressivi, semplicemente, perché interferiscono con ciò che viene incontrato
nel proprio cammino. Citando le parole di Silvio Fanti, (1983, p.224): “ogni tentativo (…)
taglia-interseca le traiettorie di altri tentativi (…). Si comprende che queste
interazioni-interferenze-intersezioni implicano fenomeni di ingerenza (…)”
(energetica), “ossia di aggressione neutra dell’energia in organizzazione
psicomateriale e psicobiologica.”. Possiamo interpretare questa “aggressione
neutra dell’energia in organizzazione psicomateriale e psicobiologica” come un
fattore di creatività: quando il conflitto causato da questa interferenza si
risolve, si rende così possibile l’avvio di una sinergia. Ci sembra che l’ingerenza abbia cominciato con l’aprire un vuoto,
stimolando così la “capacità creatrice del vuoto”, come ne scrivono Fanti,
Codoni, Lysek (1984, p.35), preludio della messa in movimento di una elaborazione
ricombinativa che finisce per organizzare una struttura originale. Così lo
studio della creatività permette di estendere al di là del campo della
psicopatologia quel che ci ha insegnato l’analisi delle nevrosi:
l’aggressività, in se stessa non è mortifera, può anche essere costruttiva e al
contempo porsi come un potente fattore evolutivo. C’è qualcosa in più: la
creatività, intimamente legata al movimento, è perfettamente adatta a concretizzare il fattore di motricità che
caratterizza ogni pulsione e che è particolarmente intenso nelle pulsioni
aggressive. Facciamo un ulteriore passo, domandandoci da dove la creatività
tragga la sua formidabile capacità di generare movimento. Per noi, si tratta
senza ombra di dubbio di una forza pulsionale anche se non ne facciamo una pulsione aggressiva o sessuale;
riteniamo piuttosto che esista una pulsione creatrice specifica che traduce in
movimento di trasformazione e di assemblaggio la propensione della pulsione di
vita a sfuggire al vuoto. 10
Illustriamo
tutto ciò attraverso un esempio che è stato preso dal libro Creatività benessere. Movimenti creativi in
analisi, amplificandone gli aspetti dell’aggressività che non abbiamo
menzionato nel libro. Si tratta di una donna sui quarant’anni che presenta
delle turbe digestive di natura isterica: mal di ventre, vomiti, alternanza di
diarrea e di costipazione… Questi sintomi traducono una fissazione edipica
altamente conflittuale: l’analizzata, in guerra aperta con sua madre, idealizza
suo padre verso il quale sente molta paura-attrazione. Ci interesseremo qui
dell’aspetto aggressivo per quanto riguarda la dinamica edipica. In effetti, la
ricostruzione fatta dalla persona durante la sua analisi mette in luce che la
relazione con la madre è stata all’insegna del polo aggressivo di Edipo con una
componente molto violenta. Così che l’abituale desiderio di uccidere la
madre-rivale si innesta, in questo caso, su una reale crudeltà materna.
Vediamolo meglio: ultima di tre fratelli, nata quasi venti anni dopo il secondo
maschio, da una donna che, quando rimane incinta, crede di essere entrata in
menopausa, la nuova nata non viene psichicamente e nei fatti accettata dalla
madre che rifiuta persino di allattarla, dandola a balia per i primi 6 mesi di
vita, e lasciandola poi spesso
sola. Inoltre, quando la piccola ha circa quattro anni, la donna rischia di
morire per un cancro al seno, addebitando tale malattia al trauma vissuto per
la nascita indesiderata della figlia. Com’era logico attendersi, la bambina
vive l’ospedalizzazione della madre come la realizzazione del suo desiderio
edipico di uccisione della rivale prendendo il posto lasciato vuoto. In
particolare, questo è stato messo in evidenza attraverso l’elaborazione di un
materiale fotografico e la lettura di una serie di cartoline in cui
l’analizzata scopre che il padre scriveva alla propria sorella: “vedessi la mia
piccolina come è brava! Gioca a fare la donnina di casa.”. Come da copione, in
seguito, la persona sviluppa un forte senso di colpa inconscia, rinforzata
dall’attitudine al rifiuto della madre verso la figlia, rifiuto evidenziabile
nelle severe punizioni, nei rimproveri costanti e nelle continue lamentele. Dulcis in fundo, la madre si mostra ai familiari sempre molto stanca, amareggiata
dalla fatica di aver dovuto allevare in tarda età la bambina che viene
cresciuta con queste parole, rivoltele spesso: “Mi hai fatto quasi morire! Un
giorno o l’altro ci riuscirai proprio!”. Questo contesto di crescita con una
madre aggressiva e ammalata che picchia persino la figlia non essendo mai contenta di ciò che questa fa, priva
la bambina del gioco. Quando la madre è ospedalizzata, la bambina è costretta a dedicarsi abitualmente ai lavori
domestici non aiutata da nessuno perché il padre e i fratelli lavorano. La
difficoltà con cui si trova a coesistere con la frequenza alla scuola e il
carico dei lavori domestici la carica poco alla volta di un rancore sordo e,
nonostante il padre le voglia molto bene, questi non riesce a difendere la
propria figlia dai soprusi materni per troppa debolezza e ‘amor della
pace’. Il desiderio di unirsi
sessualmente con il padre che ama molto e l’odio inconscio per la madre (odio che maschera anche un desiderio
arcaico, profondamente rimosso, di unione e buona alleanza con la stessa), sovradetermina la sintomatologia.
Così, nel corso della sua analisi, il vomito e il mal di ventre vengono
rielaborati come una gravidanza incestuosa simbolica. Nello stesso tempo, il
vomito e i dolori addominali assumono il senso di rimettere in scena il suo
vissuto di rifiuto materno e la sofferenza di bambina maltrattata. Il lavoro
analitico è stato lungo, in particolare perché questi elementi si sono ripetuti
nella dinamica del transfert che è stato contraddistinto da numerose
esteriorizzazioni negative. Qui vi è la proiezione sull’analista della ‘cattiva
madre’ interiorizzata e dei relativi vissuti di aggressione. Finalmente,
analizzando questo transfert, la persona si rende conto che, in realtà,
l’aggressività verso l’analista, come i suoi sintomi nevrotici sono, alla fine,
auto-aggressioni. A partire da questo momento dell’analisi, l’elaborazione
associativa attutisce la parte aggressiva del conflitto edipico, permettendo di
arrivare ad analizzare l’aggressività fino alla madre iniziatico-orale. 11 Ciò permette di
recuperare il valore dell’amore paterno con il riaffiorare di esperienze
positive nei rapporti con lo stesso. Questi vissuti positivi sono proiettati e
rivissuti nel transfert che prende un’altra colorazione. Eccone qualcuno: il
vissuto di piacere nello stare insieme all’analista in seduta, vissuto che si
associa al ricordo di momenti di felicità provata quando era sola col padre, la
sensazione della contentezza provata in qualche momento di interlocuzione con
l’analista, sensazione che riattiva la rievocazione di un gioco in cui, insieme
al padre, venivano costruite delle storie, oppure ancora, in occasione dello
studio delle fotografie, una situazione di avvicinamento, che riattiva il
ricordo di momenti di appagamento in cui il padre andava a darle la buonanotte
e a coprirla con tenerezza. Quindi, attraverso lo scongelamento di tali ricordi
gratificanti col padre, vissuti in seguito elaborati associativamente, è stata
ritrovata l’immagine di “buona madre”. Tale immagine, anche se non presente
ontogeneticamente, è certamente una sfaccettatura filogenetica di una madre
accogliente e protettrice con la corrispondente connotazione affettiva. In
questo caso, si puo’ pensare che il rapporto positivo col padre, nei suoi vari
momenti, abbia permesso di riattivare questo nucleo filogenetico cioè
l’immagine della buona madre. Così potrebbero essersi costituiti degli oggetti
inconsci che contengono anche tracce di benessere, sganciabili attraverso
l’elaborazione associativa, fino a diventare un induttore associativo autonomo,
verso la fine dell’analisi. E’ qua che possono formarsi quegli oggetti preconsci
particolari, come abbiamo sopra accennato.
Questa
memoria di esperienze di benessere, collegata inconsciamente al desiderio
d’incesto e al relativo tabù con la paura della punizione materna, veniva
agglutinata al complesso di Edipo-castrazione. Vista la virulenza dei rapporti madre-figlia, faceva meno paura la
castrazione che un annientamento vero e proprio. Il benessere era dunque
schiacciato dalla necessità inconscia di difendersi contro l’angoscia di morte
e quella del vuoto. In altre parole, è il rimosso edipico e preedipico ad aver
dettato legge senza lasciare possibilità alcuna ad una qualsiasi manifestazione
di benessere! Con la disattivazione di Edipo-Castrazione, i vissuti di
benessere possono sganciarsi dal nucleo traumatico, perdendo la connotazione
proibita, dovuta al legame con l’aggressività e la sessualità rimosse. Scollegandosi dal rimosso, le tracce di
benessere ritrovano il diritto di esprimersi e possono diventare informazioni
che inducono una elaborazione ricombinativa e rendono possibile la formazione
di un oggetto psichico ricombinato. Dunque, la rimessa in circolo di esperienze
di benessere può diventare non solo un nuovo induttore associativo nel lavoro
analitico ma può anche generare un vero e proprio processo creatore e cambiare
così molte cose nella vita reale. Questo avviene con maggiori possibilità
quanto più l’analista è attento al cammino che conduce alla creazione. La
dinamica transferale/controtransferale diventa allora un campo dove, dopo la
disattivazione dei principali elementi conflittuali/traumatici, qualche
informazione di benessere può manifestarsi e concretizzarsi.
Ritornando
alla creatività come una possibile trasformazione dell’aggressività, secondo il
nostro titolo, seguiamone il suo farsi nel proseguire dell’esempio. Nell’ultimo
terzo della sua analisi la persona si lancia in una nuova attività, arredamento
d’interno. Suo padre era, per l’appunto, un imprenditore edile che aveva
lasciato una eredità di diversi alberghi di cui la persona si occupa ora spontaneamente,
interessandosi, in particolare, della ristrutturazione degli spazi interni. Le
idee originali di arredamento le prende ispirandosi ad elementi rintracciati
dall’ambiente di origine di suo padre, ambiente dove ha vissuto da bambina.
Mano a mano che prende corpo questa sua nuova passione, anche i sintomi delle
turbe digestive si attenuano fino a scomparire del tutto. Una costruzione
simbolica di un vero “nido d’amore”, a impronta edipica! Il suo corpo non è più
utilizzato per mettere in scena il conflitto edipico che si sposta nella messa
in scena di altri interni dove riprendono vita elementi della sua storia
infantile col padre. Ad analisi finita, la persona non avrà più bisogno di aver
a che fare con elementi che la rimandano a suo padre; quindi la professione di
arredatrice d’interni è continuata ma con l’arricchimento di aspetti culturali
diversi e sempre rinnovati, armonizzando, ad esempio, antiquariato classico e
tradizionale locale - echi, residuati edipici - , ulteriormente armonizzato con
elementi culturali etnici. Ecco perché si può parlare di ricombinazione
creativa. In conclusione, quando l’aggressività inconscia è analizzata e quando
i nuclei distruttivi sono in gran parte disattivati, la loro energia liberatasi
mette in moto l’elaborazione ricombinativa che conduce alla formazione di un
oggetto psichico ricombinato e dunque ad una manifestazione di creatività. Per
noi, si tratta di un divenire fisiologico dell’aggressività, una volta ch’essa
sia stata analizzata.
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NOTE
1 Approfondimento della relazione presentata al Congresso della Società Internazionale Micropsicoanalisi: L’AGGRESSIVITA’, Nizza, 9-10 gennaio, 2009.
2 Cfr. Collana I Nuovi Tentativi, ideata e diretta da Daniela Gariglio, con quattro pubblicazioni (1999-2002).
3 D. Gariglio ne ha
recentemente fornito qualche esemplificazione (2008 -2009)
4 Daniel Stern parla di
una “condivisione affettiva” che, in seguito, si rivela come una “sintonizzazione
degli affetti” (1985, cap. 7).
5 D. Stern, Convegno Anep,
“L’esperienza prenatale tra neuroscienze, medicina, psicologia ed educazione.”
Università degli Studi d Parma, maggio, 2008.
6 Nicola Peluffo, ha
sviluppato il tema della “situazione”, nel 1987 e ne ha ripreso la “definizione dinamica” (Peluffo N.
2001): ”Un luogo, scrive, in cui si agglomerano insiemi di tentativi che
tendono ad acquisire una struttura stabile che, tuttavia, non si mantiene tale
a meno che, per caso, non si produca un fenomeno di accumulo di energia che
stabilisca legami forti tra gli elementi della forma che diventa ripetibile, in
senso probabilistico.”
7 Pierre Codoni ha
elaborato una teoria originale degli oggetti preconsci e inconsci. Per Codoni,
gli oggetti inconsci sono delle entità strutturali dell’inconscio che “veicolano
la memoria filo-ontogenetica dell’inconscio e sono specifici di esperienze
interiorizzate nell’intero arco della vita utero-infantile.” (Codoni P. 2000,
p. 27). Da parte loro, gli oggetti preconsci sono dei temi che si ripetono in
un determinato contesto associativo perché sono gli equivalenti “equazionali”
(Op. cit. p. 32) di un oggetto inconscio.
Silvio Fanti chiama
Immagine “l’insieme geneticamente organizzato delle rappresentazioni-affetti
che strutturano l’inconscio a partire dall’es” (Fanti S., Codoni P., Lysek D.
1984, p. 114). Per Nicola Peluffo è “in senso generale, la forma sensibile
della relazione con l’oggetto” e in particolare “quella rimossa.” (Peluffo N. 1984, p. 68) .
Fanti ha elaborato un
nuovo modello della struttura e del funzionamento dello psichismo, che ha
chiamato “organizzazione energetica del vuoto”. Questo modello individua le
origini del conflitto, in una opposizione irriducibile tra il vuoto continuo e
indifferenziato e l’energia discontinua e differenziata (Fanti S. 1983).
Nel modello
dell’organizzazione energetica del vuoto, la pulsione di morte non è definita come una tendenza a ritornare
all’inorganico ma come una tendenza a ritornare al vuoto. Di conseguenza la
pulsione di vita è la tendenza a sfuggire al vuoto (Fanti S., Codoni P., Lysek
D. 1984, p. 65-66).
Fanti ha scoperto
l’esistenza di uno stadio fetale dello sviluppo aggressivo-sessuale che ha
chiamato “stadio iniziatico” (1983, p. 200 sq.). A proposito di questo stadio,
scrive Quirino Zangrilli (2007): “Molti analizzati in micropsicoanalisi
descrivevano con angoscia l’esistenza di vissuti di minaccia-annientamento
provenienti dal polo materno e di speculari desideri di
distruzione-assimilazione provenienti dal polo fetale.”
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